
Passavano istanti | che lasciammo | il velario della
parola. Facile amarsi: bastava | prendersi per mano. E i
giorni di pioggia | erano il nostro
respiro, il nudo severo di una forma che non figura.
Spazio transitava: piedi sacri per la strada.
Spazio e | era soltanto | pensiero.
C’era una terra | di nessuno | che i portoni
si lasciavano socchiusi, li apriva il vento dei limoni
infiniti in stridio di cartilagini |
e un sipario di rose e cicale –
suono che lega a altro suono | desiderio, abbandono
di pelle contro pelle | scorze di noccioli.
Mi tornano in un
cerchio di baleni, improvvisi, i vostri nomi
di pietra antica. Rosa di sale, Diamante, Acquamarina,
Smeraldo, Zaffiro. Muse, morgane in foglia
di sileni. || Dove, oltre il silenzio
dei fieni | la notte,
ci riveleremo ancora? || Cifre nuove avremo |
per quanti pollini dilatino in un'aria di lune e di rane, |
incise in punta di dita | bruciare di assenzio il
viaggio plurale. | Rivedo la carola. Ahi
quanto ho danzato chiuso fra pareti di sabbia a
disciogliere un’ombra di sgomento | io
solo. | Ma l’usignola vegliava | sull’elemento del mio
delirio. Fu certa la linea di fuga. Trasfigurai: muscolo di
innesti; mi prese esperanto di verso,
che è voce di innamorati, lingua di spettri in minima
fibra di sete. | E porto al dito una scheggia di giada | che
è il mio clipeo | di apprendista poeta.
aprile ’09, ore 17 e 31
Mirek era molto cambiato. Il suo sguardo si era asciugato notevolmente, così come i suoi lineamenti. Una sfumatura violacea sovrastava gli zigomi stancando il suo volto. Ma probabilmente Mirek aveva esagerato, aveva oltrepassato la barricata. Il suo non era più un modo per sentire, lui voleva fuggire.
Fuggire da una realtà vera di giorno e falsa di notte, da una vita troppo normale. La normalità non gli era mai andata a genio. Da ragazzo si impegnava nel fallire le più semplici occasioni gettate lì dal destino, e nel sovrastare le sfide più difficili con la sua eterna area di superiorità. Aveva peccato, era caduto dove Baudelaire raccomandava di non cascare. L'abuso di vita obbliga a una vita di abusi.
Ripenso all'amico della radio che ci ascolta e ascolta le nostre richieste, i nostri bisogni. Ringrazio quel signore al quale mi sono avvicinato in stato di leggero torpore mentale mi ha guardato male e mi ha maledetto. Ringrazio i signori delle chiese che raccolgono la nostra beneficenza facendo di se stessi i beneficiati. Ripenso all'organo costituito con la legge del sospetto ad ogni passo.
Abuso di ciò che invoca all'abuso stesso e canto.
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Cappotto di tanti colori
Indietro negli anni
mi chiedo ancora
indietro nelle stagioni della mia gioventù
mi ricordo una scatola di stracci che qualcuno ci diede
e di come la mia mamma usò gli stracci
C'erano stracci di molti colori
e ogni pezzo era piccolo
e io non avevo un cappotto
e era pieno autunno
la mamma cucì insieme gli stracci
cucendo con amore ogni pezzo
fece il mio cappotto di tanti colori
del quale ero così orgogliosa
Mentre cuciva mi raccontò una storia
tratta dalla bibbia, aveva letto
di un cappotto di molti colori
che Giuseppe indossa e poi disse
forse questo cappotto ti porterà
fortuna e felicità
e io non vedevo l'ora di indossarlo
e la mamma lo benedisse con un bacio
Il mio cappotto di tanti colori
che mia mamma aveva fatto per me
era fatto solo di stracci
ma io lo indossavo orgogliosamente
Sebbene non avessimo soldi
ero ricca quanto sarei potuta esserlo
nel mio cappotto di tanti colori
che mia mamma aveva fatto per me
Quindi con le toppe sui pantaloni
e i buchi in entrambe le scarpe
nel mio cappotto di tanti colori
corsi a scuola
solo per trovare gli altri che ridevano
e che si prendevano gioco di me
nel mio cappotto di tanti colori
che mia mamma aveva fatto per me
E oh io non riuscivo a capire
perché mi sentivo come se fossi ricca
e dissi loro dell'amore
che mia mamma aveva cucito in ogni punto
e raccontai loro tutta la storia
che la mamma mi aveva raccontato mentre cuciva
e di come il mio cappotto di tanti colori
valesse più di tutti i loro vestiti
Ma loro non capirono
e io provai a far capire loro
che una persona è povera
solo se sceglie di esserlo
Ora so che non avevamo soldi
ma ero ricca quanto sarei potuta esserlo
nel mio cappotto di tanti colori
che mia mamma aveva fatto per me
fatto solo per me

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