Handel - Xerxes - Ombra mai fu - Fritz Wunderlich

 

scritto il 16/07/2009 alle 02:08
-poesia, audiopoesia, incantesimi lab poesia

Un paio di esperimenti di "poesia in/su/con musica" un po' più complicati del precedente. Con mille ringraziamenti dal cuore a gemma per l'idea e l'ispirazione. Grazie a manu per il via libera.

Si parte da una canzone famosa in lingua straniera e si scrive una poesia che ne esprima con parole in italiano il senso ed il ritmo.

Esempio: Strangers in the night

    Strangers in the night exchanging glances
    Wond'ring in the night
    What were the chances we'd be sharing love
    Before the night was through.

    Something in your eyes was so inviting,
    Something in you smile was so exciting,
    Something in my heart,
    Told me I must have you.

    Strangers in the night, two lonely people
    We were strangers in the night
    Up to the moment
    When we said our first hello.
    Little did we know
    Love was just a glance away,
    A warm embracing dance away

    And ever since that night we've been together.
    Lovers at first sight, in love forever.
    It turned out so right,
    For strangers in the night.
-----------------------------------------------------------------------------------------------

Esperimento 1: si accoppiano testo scritto della poesia e canzone cantata
    
    Sconosciuti, in un bianca notte,
    s'incontrano d'estate tra cielo e lago,
    guardandosi curiosi e un po' impacciati
    e pretendendo non sia successo niente.

    La sera avanza e lui si chiede
    se potrà osare quel che già spera,
    la luce tiene e lei turbata
    si sente il cuore che le risale in gola.

    Ad una meta entrambi anelano
    ma quell'istante non è ancor giunto:
    capir che presto danzeranno insieme
    sentire il turbine che li rapirà.

    Gli sguardi giocano, e parole lievi
    intrecciano fili tra i due stranieri
    facendo finta che sia tutto altrove,
    e sorridenti legano quei cuori soli.

    Poi un giorno arriva, e in un momento
    l'amore è lì, l'amore pieno,
    li guarda un attimo, li spinge appena,
    e all'improvviso è chiaro e netto:

    la bianca notte li ha ritrovati,
    non lascia spazio ad altri affanni,
    non apre tempo ad altre vite,
    d'ora in avanti è "noi" per sempre.
scritto il 06/01/2009 alle 15:13
immagini, audiopoesia, foto poesia

Lago di Como d'inverno

 

 

Lento si distende sotto le cime dei monti arpeggiando le chiome.

Clika... qui

scritto il 25/06/2008 alle 15:20
audiopoesia

 (Eccola, te la ri-posto se ti serve per il racconto collettivo)

Esperimento divertente in un caldo giorno di giugno!

(Per Ormedelcaos: ci ho provato!)

Il risultato  è caotico.....

 

"La bella poesia" (Ormedelcaos)

letta da ventodimusica 

La bella poesia

Cantiamoci d'illusioni la sera, qui di novembre, e posami i calzettini stanchi il mattino, presto, senza alcun avverbio, senza sorrisi -
o anche disconnessioni di reti, diremmo noi oggi :
Tra la rosa e l'oleandro scuro, dice il poeta:
Tra le ginestre ai borghi, le novelle stanche e le notti di Natale:
Noi
oleandri negli orti e il merlo che ancora canta in marzo in amore tra i loro rami e la femmina meno scura, oggi, di colore, diremmo, nel nuovo nido


Nuvole:
Noi oggi

nuvole senza: sole che uscirà più tardi anche ci dicono


Quando le viole nei nostri giardini lungo le scale di un ascensore ai piani, alti, ancor se la petite in dentro in fuori dell’intonaco, o i crisantemi a nostri quadri, certi, appesi alla Van Gogh dei girasoli e di noi alle marine
tra i cristalli di un bocciolo comprato al mercato dell'ambulante che su tappeti anch'essi a mò di madonnelle d’oggi
Ci offriva alle mani richieste


E stanchi o ancora troppo stanchi, noi ci accingevamo ad andarcene



tra le pareti di un novembre avanzato, se vicini orizzonti, o stai zitto tu qui dentro ad una classe,
Parigi, piegàti, spiegateci Milano su Malpensa e Cina su alitalia, rossa ci aggiungono i compagni on-line: la clessidra e il Duomo alle 3 o anche stanotte alle quattro sotto gli archvi delle due torri anch'esse piene, o anche dei resti del mò sul Po di ieri visto l’altra sera in tv con i suoi tanti sacchi di sabbia

e di cui al violino che si poggia sulle spalle dell'uomo di strada che ti cerca dalle finestre o dai balconi ad affacciarti e di cui all’offertorio nostro
Di una messa puntuale come la campana del quotidiano nostro volere alla mensa del signore chiamandolo da giù coi campanelli


nei parchi Lui è stanco di andare alle televisioni, ci aggiunsero senza le dovute novizie


dinanzi gli infermi delle sere un pò più stanche sarete voi o le cenate del mattino prendi anche tu qualche appunto di oggi


ti dico calmo anche se ti faresti veloce nel lavarti le mani
Tra i vortici e i palissandri dei nostri monumenti, moltitudini, diremmo molti accingendoci alle lavagne nere, stavolta tocca a te ti diranno, ti guardo sul registro dei voti solo dopo che in copieincolla te ne stai


E i pesci fuor d'acqua a respirarci contenti in maschere di piccoli ossigeni, cabotaggi micron diossine lente ferraginose le maestre di domenica
Vi verremo incontro alle sette di sera noi siamo ancora vergini abbiamo conservato l’olio che ci diedero al mattino


Noi saremo dalla parte nord mentre voi ci correrete innanzi contenti battendoci le mani
Da sud ci dicono in tanti i registi seduti sulle stanze delle loro scrivanie sotto gli acini verdi dei loro nuovi affreschi
dei mutui che verranno da soli prendine anche tu un grappolo già che ora ci troviamo in piedi
Che son stanco delle file di noi di fronte a noi

mandami quel messaggio ti prego dice lui ancora oggi ti prego proprio assai che qui in fila fa caldo che ho la rata da scadere per rinnovare l’altra, dissero in coro


Signor Maestro le direi quando si sveglierà posso uscire ai bagni che già mi avvio lento me la sto facendo addosso anche se solo sul d'avanti mentre i cessi sono ancora senza chiavi e i bidelli dormono?

sarebbe per me anche questo un gran bel giorno, così di passaggio tra un'aula e l'altra richiesta anch'essa semivuota, e noi, con un'altra sigaretta in mano

L'appunterei solo dopo sul nostro diario, anche coi maturandi verbi delle more stanche percorse nei corridoi sulle mattonelle a scacchi, per renderla anche più bella e dolce della sera innanzi, smussata come a noi  in luci di lui ci disse, e che lei ci decantò dianzi; lei seduto ora sulla cattedra di plastica, sedia rotta, capelli stinti, poco pagato e con quattro figli in tasca come noi che pure loro a casa

dacci anche a noi una ciliegia rossa sul viso aggiunsero i compagni ch’era già tardi e scapparono in strada

 Ormedelcaos 


scritto il 24/06/2008 alle 22:30
audiopoesia

Esperimento n. 2 fallito

(Si ripete il protocollo)

Prova n.2 di esperimento n.2

"TU DORMI"

di Ormedelcaos

letto da ventodimusica

Tu dormi

E' notte, e
tu che sempre
a me vicina stai,
d'accanto
Amore mio
tu: dormi
in grazia, ché
di giorno, domani: posi
e adesso d'ancora
ch'é notte invece, io: prendo!


Dormi.
Possa d'aiuto al meno
della tua notte portar
la notte mia; dopo
che io, io: se quel suono
a me d'ancora un po' partiene,
che
a notte son
nel giorno: quel giorno,
che in dì
porta pene, e sono qui
a
giorno di quel
buio, che
a notte io
veglio.


Tanto tu
di tanto abbandonata al canto
sei di pace al sogno:
mio, che
abbandonasti il tuo, d'onde a me:
che fosse il mio,
lenir
d'una notte al
naufrago di giorno del cammin
di vita mia:
scommessa; sconnessa
d'una vita, in canto
d'errato; di trastulli
in pace: ch'erra.


Tu dormi
amore mio,
che doloroso a te è quel sogno
che di giorno
a me, domani tu, indarno, a me
porgerai.


E' notte, e poco prendi!
Al molto domani volgerai.
Mutato, in sogno d'amore il tuo,
domani
porterai al giorno mio, che misero
ancor, a notte veglia.
Indarno sogni,
e ti ringrazio in sonno.


E, come potria sennò sbarcar
la pena mia, dopo
che troppo ebbi l'amaro
portato in porto?
Domani: io
a te darò, dolce d'un verbo
l'inganno, la mia pena,
e tu
il sogno, che tu or neanche
chiamata sei
a consumare, seppur lo sogni;

ché qual, nutrice,
vergine ancor
di
dono, al misero dovrà alleviar la pena;
ché al misero,
non basta dono, per alleviargli
il danno suo.


Dormi, e
neanche il sogno ti appartiene.
Duro il tuo fato, oh bella mia!
Ed io, se ancora
quel suono mi partiene, che
non nascosi al pianto:
sciolgo.


Tu dormi;
ed io che, misero, ebbi
portato il canto.

Ormedelcaos

 

scritto il 23/06/2008 alle 19:41
audiopoesia

Esperimento n. 2 in una serata calda di giugno: ci riprovo! 

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

 

 "Tu dormi" di Ormedelcaos

letta da ventodimusica

Tu dormi

E' notte, e
tu che sempre
a me vicina stai,
d'accanto
Amore mio
tu: dormi
in grazia, ché
di giorno, domani: posi
e adesso d'ancora
ch'é notte invece, io: prendo!


Dormi.
Possa d'aiuto al meno
della tua notte portar
la notte mia; dopo
che io, io: se quel suono
a me d'ancora un po' partiene,
che
a notte son
nel giorno: quel giorno,
che in dì
porta pene, e sono qui
a
giorno di quel
buio, che
a notte io
veglio.


Tanto tu
di tanto abbandonata al canto
sei di pace al sogno:
mio, che
abbandonasti il tuo, d'onde a me:
che fosse il mio,
lenir
d'una notte al
naufrago di giorno del cammin
di vita mia:
scommessa; sconnessa
d'una vita, in canto
d'errato; di trastulli
in pace: ch'erra.


Tu dormi
amore mio,
che doloroso a te è quel sogno
che di giorno
a me, domani tu, indarno, a me
porgerai.


E' notte, e poco prendi!
Al molto domani volgerai.
Mutato, in sogno d'amore il tuo,
domani
porterai al giorno mio, che misero
ancor, a notte veglia.
Indarno sogni,
e ti ringrazio in sonno.


E, come potria sennò sbarcar
la pena mia, dopo
che troppo ebbi l'amaro
portato in porto?
Domani: io
a te darò, dolce d'un verbo
l'inganno, la mia pena,
e tu
il sogno, che tu or neanche
chiamata sei
a consumare, seppur lo sogni;

ché qual, nutrice,
vergine ancor
di
dono, al misero dovrà alleviar la pena;
ché al misero,
non basta dono, per alleviargli
il danno suo.


Dormi, e
neanche il sogno ti appartiene.
Duro il tuo fato, oh bella mia!
Ed io, se ancora
quel suono mi partiene, che
non nascosi al pianto:
sciolgo.


Tu dormi;
ed io che, misero, ebbi
portato il canto.

Ormedelcaos

 

scritto il 23/06/2008 alle 15:41
audiopoesia

Esperimento divertente in un caldo giorno di giugno!

(Per Ormedelcaos: ci ho provato!)

Il risultato  è caotico.....

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

 

"La bella poesia" (Ormedelcaos)

letta da ventodimusica 

La bella poesia

Cantiamoci d'illusioni la sera, qui di novembre, e posami i calzettini stanchi il mattino, presto, senza alcun avverbio, senza sorrisi -
o anche disconnessioni di reti, diremmo noi oggi :
Tra la rosa e l'oleandro scuro, dice il poeta:
Tra le ginestre ai borghi, le novelle stanche e le notti di Natale:
Noi
oleandri negli orti e il merlo che ancora canta in marzo in amore tra i loro rami e la femmina meno scura, oggi, di colore, diremmo, nel nuovo nido


Nuvole:
Noi oggi

nuvole senza: sole che uscirà più tardi anche ci dicono


Quando le viole nei nostri giardini lungo le scale di un ascensore ai piani, alti, ancor se la petite in dentro in fuori dell’intonaco, o i crisantemi a nostri quadri, certi, appesi alla Van Gogh dei girasoli e di noi alle marine
tra i cristalli di un bocciolo comprato al mercato dell'ambulante che su tappeti anch'essi a mò di madonnelle d’oggi
Ci offriva alle mani richieste


E stanchi o ancora troppo stanchi, noi ci accingevamo ad andarcene



tra le pareti di un novembre avanzato, se vicini orizzonti, o stai zitto tu qui dentro ad una classe,
Parigi, piegàti, spiegateci Milano su Malpensa e Cina su alitalia, rossa ci aggiungono i compagni on-line: la clessidra e il Duomo alle 3 o anche stanotte alle quattro sotto gli archvi delle due torri anch'esse piene, o anche dei resti del mò sul Po di ieri visto l’altra sera in tv con i suoi tanti sacchi di sabbia

e di cui al violino che si poggia sulle spalle dell'uomo di strada che ti cerca dalle finestre o dai balconi ad affacciarti e di cui all’offertorio nostro
Di una messa puntuale come la campana del quotidiano nostro volere alla mensa del signore chiamandolo da giù coi campanelli


nei parchi Lui è stanco di andare alle televisioni, ci aggiunsero senza le dovute novizie


dinanzi gli infermi delle sere un pò più stanche sarete voi o le cenate del mattino prendi anche tu qualche appunto di oggi


ti dico calmo anche se ti faresti veloce nel lavarti le mani
Tra i vortici e i palissandri dei nostri monumenti, moltitudini, diremmo molti accingendoci alle lavagne nere, stavolta tocca a te ti diranno, ti guardo sul registro dei voti solo dopo che in copieincolla te ne stai


E i pesci fuor d'acqua a respirarci contenti in maschere di piccoli ossigeni, cabotaggi micron diossine lente ferraginose le maestre di domenica
Vi verremo incontro alle sette di sera noi siamo ancora vergini abbiamo conservato l’olio che ci diedero al mattino


Noi saremo dalla parte nord mentre voi ci correrete innanzi contenti battendoci le mani
Da sud ci dicono in tanti i registi seduti sulle stanze delle loro scrivanie sotto gli acini verdi dei loro nuovi affreschi
dei mutui che verranno da soli prendine anche tu un grappolo già che ora ci troviamo in piedi
Che son stanco delle file di noi di fronte a noi

mandami quel messaggio ti prego dice lui ancora oggi ti prego proprio assai che qui in fila fa caldo che ho la rata da scadere per rinnovare l’altra, dissero in coro


Signor Maestro le direi quando si sveglierà posso uscire ai bagni che già mi avvio lento me la sto facendo addosso anche se solo sul d'avanti mentre i cessi sono ancora senza chiavi e i bidelli dormono?

sarebbe per me anche questo un gran bel giorno, così di passaggio tra un'aula e l'altra richiesta anch'essa semivuota, e noi, con un'altra sigaretta in mano

L'appunterei solo dopo sul nostro diario, anche coi maturandi verbi delle more stanche percorse nei corridoi sulle mattonelle a scacchi, per renderla anche più bella e dolce della sera innanzi, smussata come a noi  in luci di lui ci disse, e che lei ci decantò dianzi; lei seduto ora sulla cattedra di plastica, sedia rotta, capelli stinti, poco pagato e con quattro figli in tasca come noi che pure loro a casa

dacci anche a noi una ciliegia rossa sul viso aggiunsero i compagni ch’era già tardi e scapparono in strada

 Ormedelcaos 


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