
portano in lidi: pura fantasia.
Mah, forse è falso ciò che troverete
o forse è vero sogno: una poesia.
-Sai cosa ti può portare uno sguardo
sconosciuto? Una voce immaginata?
-Forse un reo sentimento, un azzardo,
che dona un’alchimia mai provata!
E noi così, viaggiatori del sogno,
lì, acquistiamo novelle emozioni:
dove il mistero è dolce e più segreto.
Forse è di questo che abbiamo bisogno,
d’un’alchimia c’accosta baci e suoni,
d’un mojito* che rompe ogni divieto.
* piccolo incantesimo (lingua Voodoo)
Giovedì 21 Agosto 2008

L’azzurra fascia di raso
Non avrei mai pensato, prima d’ora, di raccontare l’incontro più importante della mia vita, proprio adesso che mi accingo a lasciare questa tenda ch’è la mia vita passata e presente.
Di come Jo in tutti questi anni , abbia custodito nello scrigno del suo cuore tutto ciò che si consumò, ineluttabilmente in tre giorni. Sono poetessa, io, la stessa Jo innamorata dell’amore, quella Jo che voleva spiccare il volo verso l’empireo celeste dell’arte solo perchè amare era solo scrivere i movimenti e sussulti dell’anima: il vivere era il mio matrimonio!
Fino ad allora, seduta sotto un ulivo, lapis e notes, occhi chiusi mentre ascoltavo la voce del vento.
“Mi sembravi un albatro!”
Quella voce era profonda quasi provenisse da un sogno, e quando riaprii gli occhi avevo davanti un uomo che mi fissava con un sorriso.
“”Scrivo poesie!” risposi senza pensarci.
Ci presentammo, si chiamava Peter, alto, snello, completamente rasato, tipico degli artisti stravaganti ed infatti era uno scultore che era venuto alla cava vicino al mio paese, per curiosare su un tipo di roccia che dava una luce particolare alla penombra.
Passeggiammo, e lui mi parlò della sua terra bagnata dal mare, e mentre io ero catturato dalle atmosfere e dai colori della sua voce su un elemento della natura a me caro, dei tremori convulsi di quelli legati al freddo invernale, mi percosse da capo a piedi.
Le nostre dita si sfiorarono, mentre in un’intensa magia, il vento aumentava le sue spire avvicinandoci in un abbraccio sciolto in un bacio delicato, di uno scambio di sapori che dava di zuccheri sulla lingua.
I nostri respiri, in quei minuti, furono il suggello alla nostra sopravvivenza che si perpetuò durante la notte fino all’alba e ancora oltre...
Udii per altri due giorni i battiti dello scalpello sulla roccia, poi uno sguardo rivoltomi il dì della sua partenza quando al mio fianco vi era mio marito.
Non trascorse mese che l’avevo raggiunto nella sua città, senza trovarlo!
Quante volte percorsi il lungomare ammirando quel colore azzurro che rifletteva, prima del tramonto, una luce di cristallo terso. Avevo stretto a me una piccola scultura che raffigurava due mani intrecciate e scrissi sul bordo di una confezione di gomme da masticare:
Di segreti
conservo chiavi
per aprire porte oltre l’anima
Proseguo in equilibrio
in linea con l’universo
per scorrere
sulla quella azzurra fascia di raso
la sottile lava che m’avvolge
senza mai prendermi...
Infelice si
della mia carnalità...
del resto,
sul mio scoglio invisibile
ti parlerò solo d'amore.
La mia infelicità mi portò a ricercare l’equilibrio interiore nella poesia, perché nonostante gli sforzi che facessi prendermi in giro me stessa, non riuscivo a dimenticare quei sapori e quelle atmosfere vissute.
Ancora adesso, quando mi fermo ad osservare il mare, il mio virtuale si materializza d’improvviso, l’invisibile scoglio è lì, al centro della tempesta, che parla ancora di noi!

foto by Alex
Le tue labbra
e mani e piedi e sorrisi
aspettando l'arrivo
che solo è delirio.

Per
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