Avevo approfittato del calar delle prime tenebre per fare incetta di vegetali, prodotti a base di carboidrati e leccornie ipercaloriche per la mia amata. Erano abbondantemente passate le undici di sera, quando varcai a rilento la soglia del tugurio per trascorrere la prima nottata con Aase, con i muscoli delle braccia protesi rigidamente in avanti per tenere sollevato un vassoio tracimante di vettovaglie. La ritrovai sulla sedia di legno al centro della stanza nell’identica postura in cui l’avevo lasciata nel primo pomeriggio, a capo chino con la graziosa chioma corvina a coprirle il volto. Di primo acchito, non compresi se Aase stesse in quella posizione, difficile da sostenere per lungo tempo dalle membra del corpo umano, perché turbata o cogitabonda. Cercai di scoprirlo, attaccando discorso.
- Aase, puoi metterti più comoda. Ne hai la facoltà! -
Nessuna risposta.
- Ti ho portato da mangiare! -
Aase scostò leggermente i capelli, per dare possibilità agli occhi d’ottemperare alla loro funzione, ed allungò le braccia per afferrare il vassoio. Tornò a sedersi di lato, sistemò il vassoio sulle cosce e cominciò a servirsi. Il tutto con un fare dimesso totalmente estraneo alla sua personalità. Mi sorprese la destrezza con la quale utilizzava gli arti superiori. Aveva le mani legate da un giorno, ma pareva esservi nata, in quella costrizione.
- Aase, perché fai così? -
- Hai rapito il mio corpo, ora vorresti rapire i miei sentimenti? - dissertò lei, mentre piluccava un biscotto.
- Certo che no! -
- Bene! -
- Qual che sarà la tua decisione, vivi questi momenti come fossero opportunità, non coercizioni! -
- Di solito quando una persona vuole darmi un’opportunità non mi rapisce! -
- Io non sono una persona! -
- Questo è il problema! -
- Su, non essere ingenua, Aase! Come avrei dovuto agire, secondo te? Farti recapitare un biglietto da Astrid a mittente “madama la vampira Aslaug”? -
- No di certo! -
- Ed allora? -
- Senti, Aslaug, - il suo tono di voce s’era fatto repentinamente baldanzoso - il fatto che per la tua condizione di vampira certe cose risultino più difficili è irrefutabile, ma non puoi pensare di persuadere gli essere umani usando metodi che gli stessi reputano criminali! -
- Se pensi che io sia soltanto una criminale, palesa ora il tuo rifiuto alla mia offerta. Ti libererò subito, e non perderemo altro tempo! -
- Aslaug, io non… -
M’avvicinai ad Aase, allungai la mano per profondere sul suo volto un’energica carezza, ed uscii con incedere gongolante. Il suo primo giorno di prigionia era trascorso, permanendo intatte le possibilità che accettasse la mia proposta.
M’addormentai all’apice dell’intensità d’un fremito che aveva squassato l’intero mio corpo, dopo una carezza di Aslaug. Nuove riflessioni s’affacciarono nella mia mente. Perché mi stavo lasciando ammaliare da Aslaug fino a quel punto? Perché, nonostante fossi fisicamente e psicologicamente prostrata, riuscivo a fingere così bene ritegno e noncuranza nei suoi confronti? Perché non avrei titubato un istante a concedermi a lei, troncando col mio attuale fidanzato, qualora fosse stata una donna, mentre continuavo a nicchiare per il fatto che lei fosse una vampira, ovvero sia una donna con doti fisiche più prestanti ed un alone d’arcano fascino che presumibilmente mai più avrei trovato in qualsivoglia creatura d’orbe terracqueo?
La seconda serata fu a dir poco bislacca. Camminavo concitatamente da un cantone all’altro dell’abituro, attendendo che la cortina di nebulosità che aveva avvinghiato la mia mente si diradasse. Invano. Non trovavo niente da dire. Non trovavo proprio nulla da dirle. Fu lei a rompere il ghiaccio, quando giorno e notte stavano ancora consumando la loro battaglia quotidiana:
- Senti, Aslaug, ma tu li hai dei passatempi? -
- Oh sì certo, Aase! Vado al cinema almeno tre volte a settimana: i popcorn sono una panacea per i miei canini! Cerco solo di evitare i film horror, sai com’è, potrebbero evocarmi empie pulsioni… -
Aase rise di gusto alla mia battuta, e continuammo:
- Dai Aslaug, chiedevo seriamente! -
- Con gli esseri umani purtroppo non posso condividere molte attività! Non posso fare sport perché partirei troppo avvantaggiata, e non mi va proprio di fingere di avere qualità fisiche inferiori a quelle che realmente posseggo, non posso andare a pesca perché con la mia voracità combinerei disastri irriferibili, se vengo ospitata devo sempre ricordarmi di non aprire il frigorifero di mia spontanea iniziativa, a causa degli impulsi che potrebbero erompere se m’imbattessi in certe pietanze, non posso partecipare ad attività a rischio d’abrasioni ed escoriazioni per gli umani, il sesso poi… non ne parliamo! E’ più divertente farlo con una mummia che con me! -
- Ma dai, non puoi essere così scadente! - cercò di rincuorarmi Aase.
- Non è questo il punto! E’ che… insomma, una volta finito d’enunciare nella mia mente le duemila oculatezze a cui devo sottoporre me stessa e le mie partner (a loro insaputa) ad ogni rapporto, non riesco più a trarre molto diletto dall’atto! -
- Non riesco a capire! Fammi un esempio! -
- L’ultima donna che s’infatuò di me… beh, le dissi che ero trans, ma non che ero una vampira, e lei mica se ne accorse! A volte so camuffarmi molto bene! E concepire scusanti attendibili per motivare la glacialità delle mie carni! - affermai ridanciana.
- Non faccio fatica a crederlo! - assentì Aase, allietatissima dalla piega che aveva preso il discorso.
- Niente, una sera c’incontrammo e voleva assolutamente farlo. Disse che aveva inconsulta necessità di farlo. Senonché era nel bel mezzo del suo ciclo mestruale! Quell’olezzo l’avrei percepito dall’Australia! Continuavo a sottrarmi alle sue disperate blandizie, quando ad un certo punto s’avventò su di me energicamente, ed altrettanto energicamente la respinsi. Anche lì, dovetti soppesare bene la forza con cui ricacciarla indietro, per non destare sospetti sulla mia natura. Perse la trebisonda, e dovetti adoperarmi parecchio per acquietarla! Dopo che si fu ammansita, la punzecchiai bonariamente, dicendole che si notava che era in pieno periodo mestruale… Apriti cielo! Me ne disse di tutte le risme! Sorvolando su tutte le altre catilinarie di cui mi fece oggetto, ciò che risultò al contempo ilare e funesto, fu quando m’accusò d’essere come gli uomini che si tirano delle grandi paranoie sul far sesso con le donne mestruate… Avesse saputo qual’era la vera causa del mio diniego! Non potevo rivelarle la mia vera natura! Almeno, non così presto! Lei non aveva la tua duttilità mentale! -
Aase ascoltò trasognata. Di lì a poco un vespro venato di vermiglio avrebbe cullato Aalesund. Calò definitivamente la sera, consumammo una frugale cena insieme e c’assopimmo. Una accostata all’altra. A volte la tentazione di morderla a tradimento diventava pressante. Ma m’ero imposta di mantenere la promessa che le avevo fatto, e riuscii a domare la succulenta sirena. Almeno per quella notte.
Al volger della metà della mia reclusione decisi che era giunto il momento d’approfondire. Chiamai a raccolta Aslaug, che si trovava subito fuori dalla porta e scrutava gli orizzonti a mo’ di presidio del territorio, e le dissi che volevo parlarle. Si fiondò dentro in un batter d’occhio.
- Senti, ma… come funziona fra voi vampiri? -
- Funziona che non ci dovremmo manco innamorare, fa un po’ te! Io invece… -
- Tu? -
- Per te ho avuto un qualcosa di più d’un innamoramento… -
- Spiegati meglio! -
- Durante l’adolescenza poteva essere considerata semplicemente una scuffia… poi col tempo, crescendo, maturando, mi sono rassegnata a vederti fidanzata ad altri… d’altronde, come potevo pensare di… di… amare un’altra persona quando a malapena amavo me stessa, e vivevo in un corpo non mio? -
- Posso capire! - trattenni a malapena il groppo che mi s’era formato in gola.
- Poi, quando è avvenuta la seconda trasformazione del mio corpo… -
- Perché non dici quando sono diventata una vampira? Sembra quasi che ti senta in imbarazzo a definirti per ciò che sei! -
- Io sono una giovane vampira, per questo riesco ancora ad emozionarmi, a provare sensazioni, empatie, affetti. Per i vampiri più anziani non è così… -
- Quindi non ti senti come loro? -
- Mi sento differente da loro… Più umana, ancora! -
- Capisco! -
- Comunque dicevo che dopo che sono diventata una vampira, per te ho avuto l’imprinting! -
- Ne ho sentito parlare vagamente, e da quel che ho capito dev’essere un qualcosa di potente! -
asserii sommessamente, passando un’occhiata di straforo ad Aslaug.
- Lo è! Sapessi quanto! -
- Ma perché dev’essere tutto così difficile? -
- Perché si paga pegno anche all’immortalità, Aase! Sarebbe bello vivere in un luogo in cui tutti fossero belli, ricchi, solidali, empatici, fidanzati con gli uomini e le donne ideali, e per di più immortali! Purtroppo, non è questo il mondo! Forse, non è ancora questo il mondo! -
- Beh, allora mettiamola così, Aslaug! Almeno così ci sono delle alternative, e per fortuna esistono anche creature che te forniscono! -
Ammiccai ad Aslaug, che ricambiò producendosi in un salamelecco.
- Il problema delle alternative è sempre quello, - proseguii - hanno tutte dei difetti! Se ce ne fosse una che non avesse alcun difetto, smetterebbe di essere alternativa, per diventare scelta unica! -
- Arguta la mia piccola Aase… chissà perché l’imprinting m’è toccato proprio con lei! - cantilenò Aslaug.
- Senti ma… se tu mi… cioè, se io… sì insomma, se diventassi una vampira… -
- Saresti l’orgoglio di tutto il mio clan, e siccome sarei io ad averti convinta… quel pizzico di fierezza in più la porrei io! - interruppe Aslaug spensierata.
- Sì, ma quanto durerebbe il nostro amore? -
- Il… nostro… - tartagliò Aslaug, evidentemente frastornata dall’utilizzo di quel nostro.
- Sì, il nostro amore! - compitai con ancor più trasporto.
- Boh, qualche anno se tutto va bene! - rispose tra lo spassionato e l’atrabile.
- Come qualche anno?!? -
- Sì, qualche anno, Aase! Te l’ho spiegato come funzionano i vampiri! Più sono anziani, più sono vampiri, più sono vampiri, meno sono umani, meno sono umani, meno si comportano, agiscono e sentono come umani! -
La guardai costernata. Ero adirata. Eppure sapevo che aveva ragione lei. Non stava facendo altro che esporre i pro ed i contro della sua natura. E lo stava facendo per me, affinché potessi esprimere una scelta dettata da una consapevolezza totale sulla tematica. Eppure, non seppi far di meglio che espellerla in malo modo dal rifugio.
- Vattene Aslaug! Per stasera abbiamo finito! Ed in futuro, se vorrai decantarmi letizie e mestizie dell’esser vampira, sarà meglio se ci realizzerai sopra un DVD e me lo invierai, così almeno ci risparmieremo un ratto! -
Aslaug uscì a capo chino e venne inghiottita nelle viscere dell’oscurità. Rimasi sola, rivangando la mia villania. Fin dove avevo spinto il mio vilipendio?
Non riuscivo ancora a capacitarmi di come Aase m’avesse trattata la sera antecedente. Pareva proprio che stesse creando artificiosamente un impasse, fra noi due, per difendersi da qualcosa. Interloquivamo, discutevamo, ridevamo, ci stupivamo, e poi, di punto in bianco, s’incaparbiva sulla circostanza del rapimento, recidendo ogni filo del discorso intrapreso. Urgevano chiarimenti.
Entrai in quello che la sera precedente avevo sardonicamente rinominato “Covo delle Follie”, concedendomi quei cinque secondi d’ilarità che avevano in minima parte attutito la mia amarezza, e lenito la mia afflizione.
Per la prima volta dopo quattro giorni, Aase decise d’alzarsi per affrontarmi. Sembrava volesse passarmi un messaggio tipo “Bando alle ciarle, Aslaug, ora si fa sul serio!” Con le mani ancora legate dietro la schiena balzò in mezzo alla stanza, subito a fianco della catenella, con postura spartana, muscoli del corpo tesissimi ed uno sguardo ipnotico che finì per inchiodarmi a me stessa, alle fragilità mai rivelate, alle volubilità mimetizzate, ad una vita che fatalmente era altra.
Poi avanzò verso di me, con passo cadenzato. Su quelle fragilità e quelle volubilità pareva stesse marciandoci sopra. Si fermò a pochi centimetri dal mio volto, fissandomi all’apogeo della sua alterigia con chiaro intento di disfida. La sua tracotanza mi stava atterrendo, stizzendo o più semplicemente eccitando? E qualunque fosse la risposta, sarebbe stata tale perché non avrei potuto in alcun modo preconizzare la sua mossa susseguente?
Non feci in tempo ad escogitare una reazione, che Aase già m’aveva passato una mano sull’occipite e mi stava baciando. Il momento tanto ansato in tutti questi anni era infine arrivato. Aase non era stata mia durante il mio primo corpo da uomo, non durante il secondo da trans, e nemmeno per il terzo da donna. L’ultimo corpo da vampira avrebbe rimediato, sunteggiando in esso tutti i mancati orgasmi passati.
Mi scrollai dalla sua stretta e le girai intorno, fino a trovarmi dietro di lei. Aase s’accodò al mio movimento con lo sguardo. Uno sguardo irremovibile e vanaglorioso. Mi fece sentire perno d’una danza surreale.
Liberai le mani dal loro giogo con un unico, drastico movimento. Aase le sgranchì per qualche attimo, facendo riprendere loro una funzionalità consona. Poi si voltò di scatto, ed arrembò. Sentii le sue labbra infondermi linfa ricolma d’ogni grazia, ed un istante dopo la sua lingua avvoltolava la mia nel più voluttuoso dei viluppi. Le dita della sua mano destra percorsero adagio le mie braccia, animarono le mie tarchiate spalle per andare a morire nel corso della mia colonna vertebrale. Provai un lunghissimo sussulto di giubilo. Aase stava portando alle sue gaudenti estreme il contrasto fra il mio tempio carnale di ghiaccio ed il suo arroventato. La presi per i capelli, la sollevai di qualche centimetro da terra e cominciai a ripartire i doni della mia lingua in tutti i luoghi della sua mappa corporea. Temetti per un attimo di averci messo troppa foga, nell’alzarla da terra assalendo la sua capigliatura. Pochi secondi dopo mi placai a tal proposito, constatando come accentuando a poco a poco la presa, il suo piacere incrementava.
- Non ti faccio male? - le sussurrai.
- Non dire stronzate, e vieni dentro! - rispose Aase, già molto più inoltrata di me sul sentiero della beatitudine.
La riposi a terra allentando la presa sui capelli. Non fece in tempo a riprendere fiato, che già la mia alacrità erotica m’aveva istigata ad abbassarle i pantaloni e le mutandine, roteando fulmineamente le mani. Quella clitoride soffice, che pareva incisa nel velluto, attizzò in me ogni tipo di fantasia. Mi limitai a spingerla per terra. Cadde di lato non emettendo un gemito e si sistemò immediatamente supina.
- Aslaug, le buone maniere! - abbozzò una protesta Aase, fingendo dolore per non scoppiare a ridere.
- Taci! - le intimai.
Mi genuflessi al suo capezzale, ed iniziai a stimolare la clitoride col movimento simultaneo dell’indice e del medio della mano destra. Anche in questo caso risaltava il contrasto fra i gemiti e gli spasmi sempre più incontrollati di Aase, ed il mio agire imperterrito. Ci stavamo prendendo due piaceri agli antipodi. Agli antipodi, ed assolutamente confacenti alle nostre nature.
Arrestai per un istante il moto delle mie dita, e restai sgomenta. Quali altre argomentazioni avrei potuto addurre per convincerla a diventare una vampira, se le fosse piaciuto troppo farlo con me da umana? Ripresi subito il lavorio. Per nulla al mondo mi sarei dispensata da quella missione. Dovevo farla venire. Al meglio delle mie possibilità. Ed un po’ oltre.
Iniziai a leccarle la clitoride. Ma non mi bastava. Volevo mordicchiarla, sfidando apertamente le tentazioni che la mia natura avrebbe fatto derivare da quell’azione. La prima volta che diedi seguito a quel proposito, Aase fu preda d’una contrazione vigorosa.
- Aslaug, piano! -
- Se volevi andar piano hai scelto la persona sbagliata! - la irrisi. I miei denti continuarono ad estenuarla a monte del suo delta. E poi giunse il momento d’immergervi le dita. L’indice, il medio e l’anulare penetrarono fluidamente, uno ad uno. Non andai oltre. Sapevo che a quel punto anch’io avrei potuto commettere qualche avventatezza. La mia natura non poteva permettermelo.
Le tre dita continuarono ad incunearsi nei meandri del piacere di Aase, a volte con movimenti volutamente ritmati, a volte altrettanto volutamente discontinui. Aase venne una prima volta, ma non mi fermai. Volevo vederla più bagnata delle coste di Aalesund in estate, e lambirla con la mia lingua. Lauda finale a quella serata. Tre minuti dopo, ottenni ciò che bramavo.
M’alzai, lasciandola seminuda per terra, trepidante più per il mio sortilegio che per il freddo.
- A domani, Aase! - sussurrai, contemplandola ancora per qualche secondo, prima di tornare a regnare sulla notte.






















Tema settimanale







