- Eccolo qui, un altro caso come tanti; niente indizi, niente prove, qualche settimana di indagini e poi la signora Ronchetti andrà ad occupare una cartelletta nuova nuova nell’archivio degli insoluti, nella cassettiera delle “R” -
- Cosa posso farci? Sessant’anni, viveva sola e campava con la pensione, misera tra l’altro, l’unica cosa di proprietà è la cascina dove abitava ereditata alla morte dei genitori, vedova e con un figlio all’estero; e io cosa posso farci, me lo devo inventare il movente e l’assassino? -
“Giacomelliii? …Allora Giacomelli, rispondi o cosa? Ecco si bravo, volevo dirti… porca puttana cosa volevo dirti? Vedi? Non rispondere mai subito è, mi raccomando!! Poi mi scordo le… ah ecco, il figlio della signora, voglio dire, è stato avvertito si?”.
“Bravo, bravo, allora domani all’aeroporto a prenderlo ci vai tu, lo accompagni all’obitorio con tutta la calma e la discrezione che ci vogliono per queste cose e poi me lo porti dritto in commissariato, intesi?”.
“Si, qui da me e se lui accenna a volersi sistemare in casa di sua madre gli dici che non si può perché è il luogo del delitto e se invece ti dice che vuol passare prima in albergo a prenotare una stanza gli dici lo stesso che non si può perché… boh…, perché tanto il commissariato è di strada e quindi… ma che ne so, inventati qualcosa”.
“Buongiorno signor Cosentino, prima di tutto le voglio porgere le mie più sentite condoglianze, e poi scusarmi per averla fatta venir qui di corsa senza neanche darle il tempo di sistemarsi, ma lei capirà, scusi i termini un po’ crudi ma - bisogna battere il ferro finché è caldo il cadavere, avrei voluto dirgli, deformazione professionale, ne ho visti troppi, invece… - …bisogna seguire l’eventuale pista accanendosi a più non posso subito dalle prime ore, altrimenti si perdono i particolari.
Quindi, dicevamo, si, signor Cosentino Giuseppe, figlio dei defunti Cosentino Salvatore e Ronchetti Amedea, coniugato con la signora – o missis più correttamente no? - Rose Delaware e padre di Josef, dieci anni giusto? Lei vive e lavora a Washington D.C. in un’agenzia di borsa”.
“L’ultima volta che ha sentito sua madre quando è stato?”.
“Così recentemente? E come le è sembrata? Non so, preoccupata per qualcosa, in ansia, oppure allegra, mi dica, l’ha trovata diversa dal solito o non ha notato niente? So che è difficile rispondere a queste domande in un momento così ma… Giacomelliii… porta un bicchiere d’acqua al signore dai, o preferisce un caffè?”.
“Hai sentito il signore Giacomelli? Va bene l’acqua su dai, vola!”.
“Mi diceva? Oh si, tutto qui? Solo per un controllo semestrale? E si vede che aveva paura delle siringhe no? Niente di male. Comunque nient’altro che magari l’abbia colpita particolarmente?”
“E sa se per caso c’erano delle persone che frequentava abitualmente? Non so, delle amiche, delle ex-colleghe di lavoro oppure se era iscritta a qualche club di carte o a qualche associazione di volontariato…”.
“Come come? Può ripetere che prendo nota? Si allora, tutti i lunedì, mercoledì e venerdì andava alla ABDR (associazione bambini disabili romagnoli) e se ne rimaneva li tutto il giorno a far compagnia ai bambini giusto? No?”.
“Ah ok, solo ad un bambino, si, una specie di nonna adottiva.”
“Altro? Chiedevo delle amiche, o addirittura le stesse “colleghe” dell’associazione? Con loro non si frequentavano?”
“Beh si ha ragione, posso capirlo, in effetti la cascina è un po’ fuori mano; però a questo punto mi sorge una domanda, come ci arrivava e ovviamente come tornava per tre giorni la settimana da casa all’ABDR e viceversa? La patente non l’aveva vero?”.
“Davvero?”.
“Ma guarda che gentile questo signore, e al ritorno si fermavano anche a fare la spesa; il nome non se lo ricorda vero? Capisco ci mancherebbe, comunque se volessi farci due chiacchiere devo proseguire lungo la strada principale e imboccare la prima sterrata dopo la casa di sua madre, ah ok, circa 800 metri; un ultima domanda poi la lascio, è stato gentilissimo, ma perché mai questo contadino si prendeva la briga alle 07.00 di mattina e alle 18.00 di sera di ogni lunedì, mercoledì e venerdì di accompagnare sua madre da e verso l’istituto?”.
“Ma certo mi scusi, lo chiederò a lui; grazie mille e arrivederci”.
“Giacomelli? Allora Giacomelli! Dai forza, accompagna il signore all’albergo e torna qui subito che ho una cosa da farti fare”.
“Allora Giacomelli, la strada l’hai capita e anche le domande che gli devi fare, mi raccomando, mettilo un po’ sotto pressione e fatti dire più cose possibili; ma si, questa cosa che uno che fa il contadino e l’allevatore, e tre mattine su sette pianta li tutto, il foraggio, la mungitura e sa il Signore cos’altro per accompagnare una signora in città a far la nonna finta, e poi va pure a riprenderla, mi puzza un po’; magari è solo un buon samaritano, ma tu controlla ugualmente si? E bravo!
Ah Giacomelli, già che sei la chiedigli anche se per caso l’altra notte, sai, magari faceva un giro… si insomma, chiedigli se non ha visto niente di strano, non si sa mai che un po’ di fortuna arrivi anche a noi”.
“Oh ma bravo il nostro… il nostro… come hai detto che si chiama? Ah si già, Tagliaferri! Dicevo, e bravo il nostro Tagliaferri, che risposta da manuale che ti ha dato, ripetimela un po’? Gli dispiaceva che quella povera vecchina si facesse tutta quella strada in bici per una così nobile causa, e allora lui gli faceva da autista… ma che animo nobile, ma a me puzza! Va bene, tutto qui?
Ah, e cosa aspettavi, devo fartele io le domande e tu che mi rispondi a fuochino e acqua? Dai siedi lì e raccontami tutto…”.
“Bel lavoro, Giacomelli, complimenti, queste notizie penso che ci verranno utili”.
“Ah Giacomelli, naturalmente quella sera non ha visto niente è? …naturalmente”.
- Allora, punto della situazione. Abbiamo una signora anziana morta assassinata, l’unico figlio vive in America, la vittima non ha vicini di casa nel senso stretto del termine se non un contadino che la scarrozza dalla cascina alla città e viceversa tre volte la settimana solo perché è una brava persona, mah… poi abbiamo un bambino disabile (devo mandare Giacomelli a parlare con lui) che riceve, appunto tre volte la settimana, le visite della signora Ronchetti; poi abbiamo, poi abbiamo… abbiamo che non abbiamo più niente e io mi impunto su quel Tagliaferri solo perché è gentile un po’ troppo al di fuori dei canoni, ma tant’è, manca il movente e quindi mi conviene cominciare a spolverare il cassettone delle “R” e fare un po’ di spazio… -
“Giacomelliii? …Allora Giacomelli? Senti un po’, adesso tu ti pigli la macchina senza contrassegni e te ne vai bello tranquillo… in borghese certo; ma scusa, ti faccio prendere la macchina anonima per non allarmare nessuno e chi ci esce? Un babbeo vestito da poliziotto; in borghese, in borghese. Dicevo che te ne vai bel bello all’istituto dei bimbi disabili e fai un paio di domande in giro, non so, fai finta di essere un papà che deve portarci il figlio. Poi te ne vai in direzione e solo li tiri fuori il tesserino e chiedi al direttore o a chi per lui di farti vedere la scheda, se ce l’hanno, o comunque gli fai delle domande sul… bravo, ci sei arrivato da solo, sul bambino a cui la povera signora Ronchetti teneva compagnia e magari lo fai chiamare e ci fai due chiacchiere, vacci piano è? E’ un ragazzino…; vedi un po’ se oltre alle solite cose tipo le generalità salta fuori qualcosa sui genitori, vedi insomma se riesci a capire perché la vittima aveva scelto proprio lui”.
“Vieni avanti Giacomelli! Bravo, bravo, per una volta non ho dovuto chiamarti io, allora cosa mi dici?”
“Ecco si bravo, lasciami qui la relazione, ma da quando sei così efficiente? Mi sa che devo proporti per una promozione... intanto portami un caffè!”.
- Sarà pure efficiente ma poteva batterla a macchina sta cosa, non si capisce niente, mamma mia come scrive… -
“Giacomelliii! …Allora Giacomelli questo caffè? Bravo, bravo; già che sei qui, rimanici perché dalla tua relazione, tanto per non dire che non si capisce un cazzo, ti dico che < non si evince il dato fondamentale dal quale speravo la nascita di una svolta nell’indagine >, insomma, scordati la promozione e dimmi tutto”.
“Ma non mi dire, Enrico Tagliaferri, e perché sarebbe disabile? Oh poveretto, una disfunzione cerebrale, quindici anni ma è come se ne avesse quattro ed è niente popò di meno che il figlio del nostro buon contadino, il quale non ci avrà detto di questo caso fortuito forse perché non glielo abbiamo chiesto, mi sembra giusto…
Questo povero ragazzo se ne rimane all’istituto giorno e notte sette giorni su sette e il Tagliaferri senior per mettere a tacere i rimorsi di coscienza non fa altro che accompagnare una nonna part-time a tenere compagnia al figlio, che razza di bastardo.
Bene, la prossima mossa è che tu adesso te ne vai in tribunale e ti metti al computer, accedi al database della sezione “casellario giudiziario” e mi snoccioli tutti i dati di questo Tagliaferri: ha fatto il militare? Ha un solo figlio? E la moglie? I genitori sono morti? Ha fratelli? Sorelle? Se si, che lavoro fanno? Va a mangiare da McDonald ogni tanto? Quante volte va a pisciare in un giorno? …Capito? Naturalmente fai una bella stampa di tutto.
Poi torni da lui, gli fai capire cosa abbiamo scoperto e vedi che reazione ha”.
“Bentornato Giacomelli, ce la siamo presa comoda è? Dai qua, dai qua la stampa e vai a mangiare che ti vedo un po’ deperito”.
- Tagliaferri Luigi nato a Piacenza il 22.08.52, vedovo di Marianelli Angela, padre di Enrico Tagliaferri, handicappato dalla nascita; fratello di Mariapia Tagliaferri, nubile e laureata in pedagogia, da lezioni di sostegno private ad un ragazzino, un certo Giacomo Brembilla figlio di Ernesto Brembilla, alto dirigente della Banca di Romagna, impiegata all’ABDR…!!?? - “Giacomeliii, e corri qua no? Ma tu questa stampata su Tagliaferri l’hai letta? Hai visto che ha una sorella laureata in pedagogia che lavora con quei ragazzi? No? E che ti mando in giro a fare, vedi che vieni buono solo per portarmi i caffè? …dai che scherzo…
Leggi qua, il cerchio si stringe. Torna all’istituto e vedi un po’ di scoprire che ruolo ha questa Mariapia… si Mariapia perché? E’ il nome che Enrico continuava a nominare quando ci hai fatto due parole? Quindi mi stai dicendo che è la sua insegnante, oltre a essere sua zia. Siamo a cavallo, troppe coincidenze; uno dei fratelli, o tutti e due perché no, nasconde qualcosa”.
“Fai così, torna all’istituto e cerca di informati se anche questo Giacomo Brembilla va a scuola lì, se si, e sono sicuro di si, fai due chiacchiere anche con lui, non spaventarlo per favore; gli chiedi se Enrico è un suo amichetto, gli chiedi magari se anche il suo papà e la sua maestra sono amichetti… ehh perché e perché, tu fallo! Il fatto è che sta cominciando a ronzarmi in testa una certa idea, possibile che a te non si profila? Il fratello ricco e malato, la sorella odiata e l’eredità che se ne va da un’altra parte… metti insieme tutto e hai movente e assassino, forse addirittura due, ma per questo bisogna ancora scambiare due parole a quattrocchi anche col signor Alto Dirigente della Banca di Romagna, cominciamo però con la maestrina, il bancario lo interrogheranno in questura, separatamente”.
“Buongiorno signorina Mariapia, si accomodi prego… non si preoccupi, non fa niente, che problema c’è? Ora le raccogliamo, le penne! La vedo un tantino nervosa, vuole un bicchiere d’acqua? Giacomeliii? …Allora Giacomelli, porta un bicchiere d’acqua alla signorina… che ha la gola secca!”.
“Sta un po’ meglio ora? Sono contento…
Veniamo a noi, - bam, a freddo -, signorina Tagliaferri dov’era la notte tra il 12 e il 13? Insomma, l’altro ieri notte dove si trovava?”.
- Vediamo cosa rispondi -
“In casa, con qualcuno? Non è che voglio farmi i fatti suoi ma, capisce l’importanza di questo particolare!”.
“Era con il signor Ernesto Brembilla, divorziato… ma scusi, che bisogno aveva di dirmi che lavoro fa? A parte il fatto che lo sapevamo già…”.
- Mamma mia che puzza di bruciato che sento qui, questa pensa che solo perché era a letto con uno che “conta” io mi metta il cuore in pace -
“Si d’accordo, ha solo voluto puntualizzare, non c’è problema, andiamo avanti; insomma, siete stati a casa tutto il tempo o lui ad un bel momento se ne è andato e lei è rimasta sola? O siete andati via insieme?”.
“Si… è così?? Come < è così >? Che lui se ne è andato via o che ve ne siete andati insieme? … Giacomelli? Porta un altro bicchiere d’acqua alla signorina va!”.
“Si sente bene? La vedo pallida”.
- Altro colpo tra capo e collo -
“Allora, questa povera signora Amedea l’ha ammazzata da sola o si è fatta aiutare dal signor Brembilla!?” - e qui ti voglio -.
“Come cosa sto dicendo, signorina…! Ma con chi crede di stare a parlare, col prete confessore che si beve tutto? Qui lei è al commissariato di polizia e la sua storia fa acqua da tutte le parti; e comunque basta fare due più due.
Se vuole, come è andata la faccenda glielo racconto io, e lei se vuole magari può correggere qualche errore della ricostruzione; ma signorina, parliamoci chiaro, venga lei verso di me e non si faccia rincorrere, non so se mi sono spiegato, il giudice così sarà più clemente…”.
“...va bene, come vuole, se ha deciso così parlerò io.
Deve sapere che quando il mio fido Giacomelli è andato a parlare con suo fratello Luigi… oh ma pensa, cosa credeva che non l’avremmo scoperto?
Insomma, suo fratello tra una cosa e l’altra ci dice di essere gravemente malato, gli resta poco da vivere. Col figlio c’è un rapporto d’amore e odio, è pur sempre suo figlio ma è anche la creatura che ha ucciso la propria madre, nonché moglie di Luigi, al momento della nascita, sa, un parto molto difficile, ed è anche per questo che il bimbo ha dei problemi.
Lui si vergogna del proprio odio ma si vergogna anche di un ragazzino handicappato che fatica a riconoscere come sangue del suo sangue; quando viene a sapere che la buona signora Amedea (già per i fatti suoi bisogna aggiungere) faceva volontariato all’istituto, lui pensa bene di offrirle i passaggi un auto e non solo quello, scopriamo infatti che faceva dei piccoli versamenti regolari sul conto della Ronchetti, che lei se ne fosse accorta o meno ha poca importanza, se lei badava al piccolo Enrico per pietà, per soldi o per amore, anche questo ha poca importanza, come ha poca importanza e tra l’altro ai fini dell’inchiesta non incide, il fatto che suo fratello avesse o meno raccontato la propria storia strappa lacrime ad Amedea o abbiano solo fatto un patto del tipo <io ti do i passaggi e ti pago e tu ti prendi cura di quel bambino che si chiama Enrico>… non ci è dato saperlo e neanche glielo chiederemo! Di Sacrosanto comunque c’è il fatto che così facendo suo fratello aveva la coscienza in pace.
Un bel giorno succede però che il buon Tagliaferri si sveglia col senso della famiglia un po’ più forte del normale, magari sente la fine avvicinarsi e prova il bisogno di ricongiungersi con l’unico membro della famiglia che gli è rimasto, lei. E’ andata così vero? O l’ha contattata per altre questioni, magari più venali… ah già, lei non parla!
Adesso mi corregga se sbaglio, lei sempre stata la ribelle della famiglia, la più irrequieta, la più intelligente; è laureata, e ai suoi come a suo fratello non è mai andato giù che invece di rimanere a pulire le stalle e a coltivare i campi con loro se ne sia andata in città per seguire quella che sentiva la sua strada. Comunque, com’è o come non è, voi due vi ritrovate e magari quando lei viene a sapere che a suo fratello mancano pochi mesi di vita le dispiace anche, ma buon sangue non mente, il vecchio astio riaffiora e avete una violenta lite, male parole e scottanti argomenti, ma fra tutto, quello che la segna maggiormente è la frase di suo fratello a proposito del testamento; le dice che non avrà un centesimo; gli immobili li avrebbe dati alla signora Amedea che si è presa cura del figlio e addirittura su volontà di Luigi sarebbe anche diventata la tutrice di Enrico, potendo così disporre anche dei soldi del testamento vincolati appunto al tutore legale del ragazzo. Quindi a lei non sarebbe rimasto che un pugno di mosche.
Magari il litigio si protrae ancora toccando altre questioni, ma a noi basta questo vero?
La sua mente comincia a turbinare, il cervello a ragionare, diventa curiosa, vorrebbe sapere a quanto ammonta il patrimonio che non avrà mai; può essere anche che giorni dopo abbia fatto valutare il terreno e gli immobili da qualcuno, da un professionista o magari anche solo da un amico che ci capisce un po’, una valutazione così, a occhio, ma per lei era sufficiente; rimaneva però un problema, per conoscere l’ammontare del conto in banca come si fa?
Lei doveva pur sapere se il gioco valeva la candela, allora ha pensato bene di sedurre o forse è più corretto dire circuire questo signor Brembilla, alto anzi, altissimo dirigente della banca di Romagna, lui può accedere ai conti di tutti vero? Intanto lei era già a metà dell’opera in quanto da lezioni di sostegno private al figlio del Brembilla in quanto anche lui, povero ragazzo, ha problemi di apprendimento. Una cosa tira l’altra, magari per scherzo gli accenna qualcosa, gli parla di dargli una parte del “bottino”, lui fa due conti e vedendo che il divorzio gli costa un capitale comincia a farci un pensierino.
Così alla fine vi ritrovate quella famosa sera a casa della Ronchetti, come siete entrati? C’erano le porte aperte oppure avete suonato il campanello magari con la scusa della macchina in panne sulla strada? <Signora guardi, ci dispiace disturbarla a quest’ora ma ci si è fermata l’auto proprio qui davanti e i cellulari in questa zona non hanno campo - cosa ne sa tanto la signora Amedea - non è che ci farebbe usare il telefono per chiamare il carroattrezzi?> ma a quel punto ecco quello in cui voi speravate, la signora Ronchetti la riconosce, e come non avrebbe potuto, lei è l’insegnante del dolce Enrico, il suo protetto, non ci pensa un secondo di più a farvi entrare.
E da lì tutta discesa.
Oppure un po’ la vostra coscienza ha cominciato a farsi sentire e avete pensato di lasciar perdere…; ma no dai, tutti quei soldi, una botta in testa, un’altra per essere sicuri, un’altra ancora per scaricare l’adrenalina…”.
“Giacomelliii? …allora Giacomelli! Vieni, vieni che c’è da accompagnare la signorina in questura”.
“Così davanti al questore sarà lei a raccontarci tutto e ci racconterà anche come aveva intenzione di ammazzare suo fratello… stupita che ci siamo arrivati? Ma certo signorina, morta la signora Ronchetti, in un colpo solo tornavano in gioco gli immobili e spariva anche la tutrice legale di Enrico; a questo punto bisognava agire in fretta, far fuori suo fratello prima che cambiasse il testamento, così lei come unica parente di Enrico avrebbe ereditato tutto, soldi, terra e immobili. Oh si, quasi me ne dimenticavo, per la cronaca, suo fratello era al corrente del fatto che lei lavorasse in istituto, rifletta…”.
“Senti un po’ Giacomelli, portala via… oh, hai fatto anche quell’altra cosa? E’ già in questura che ci aspetta? Bravo, vai adesso, su!”.
“Addio signorina Mariapia, lei e il signor Brembilla avrete una lunga notte da passare col questore!”.
- Che giornata; però dai, almeno per questa volta l’archivio degli irrisolti non aumenta di ospiti -
“Giacomeliii…”.






















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