Muscoli laceri, caricati di vite che non mi appartengono,
vite a cui tengo e di cui sono responsabile.
Nuoto a stento nel quotidiano respirando a sprazzi aria di vita
con le labbra che sfiorano la morte sentendone la quiete.
Non ho orizzonti da cercare o rotte da seguire,
solo un battito che ricorda le mie origini.
Sono carico e sono esausto, esausto di galleggiare a mezza via
e di non sentire il sostegno della terra.
Che pretese ho? Vorrei solo essere uomo per camminare con le mie gambe
e non pesce per essere trascinato dalle correnti.






















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