I testi contenenti spunti tratti da un diario, sono scritti in corsivo.
La forma forse non troppo elegante è volutamente lasciata integra, come descritta dall’autore, che all’epoca aveva 19 anni".
."I due fratelli" .
Riflessioni tratte da un diario redatto tra il 19 febbraio del 1983 e il 19 settembre dello stesso anno in un carcere mandamentale della città di Troyes, in Francia.
Una Francia che è stata casa-prigione per due fratelli, che li, si erano persi, per affrontare così, destini diversi.
Cerco sempre il perché, la vita, ti debba riservare spiacevoli sorprese proprio quando sembra che le sorprese siano finite, ma mi sono accorto che, col senno del poi, di solito dopo tanto tempo e una continua ricerca, si arriva a tracciare la linea ipotetica che collega i fatti agli antefatti e che svela attraverso il riconoscimento di "segni" particolari lasciati dalle persone nel corso della loro esistenza, non per loro scelta, a dare un significato a queste singolari casualità, a capire il perché, senza tuttavia darne una spiegazione razionale. Mi accontento di quello che miseramente è sortito dalla ricerca, come di una spiegazione sufficiente che mi ripaga dall’essere stato testimone di eventi fatali a cui sono stato anche coinvolto.
Io credo che solo le menti che non si arrendono e che non danno nulla per scontato, e che solitamente applicano alla ricerca tutta la loro sensibilità e si affidano all’intuito e alla completa assenza di schemi o di regole, si aspettino che, un giorno, appaia loro una coincidenza, che leghi aspetti diversi in una medesima storia, l’aspetto di tale segno di solito è rappresentato da numeri, da passaggi temporali atipici, da scelte non previste.
A volte, si arriva a riconoscere il perché di certe scelte senza voler capire il perché. Rientra tutto in un grande gioco, come di fatto tutto può definirsi un grande "buono o cattivo gioco".
1983 TROYES – FRANCIA – ERMANNO (MATR.) 2903
19/02/83 diario dal carcere:
Erano ormai alcuni giorni che prendevamo psicofarmaci di diverso tipo e non tiravamo fuori un bel niente. Anch’io non dicevo niente e non mi volevo o tenevo la testa per scrollarmi di dosso questa situazione così malridotta. Avevamo proprio il morale sotto i tacchi perché non riuscivamo a trovare un posto dove lavorare e una casa. La ragazza di Leo era partita, quel giorno al mattino avevo già preso delle pastiglie, e la sera era già venuta senza che me ne accorgessi, ricordo che il giorno prima sono andato in una pizzeria ed il padrone mi aveva chiesto di fargli dei quadri per il locale.
La sera dopo volevo mettermi tranquillo per cominciare il lavoro, con il Leo avevo acquistato una bottiglia di whisky, e siamo andati a casa. Saranno state circa le 19.15 non so di preciso. Abbiamo mangiato qualcosa e poi abbiamo buttato giù una serie di pastiglie e bevuto un bicchiere di whisky, li eravamo ormai partiti e saltava fuori di tutto… così è sboccata fuori l’idea di fare una rapina, senza un piano, una macchina, e soprattutto una testa in grado di ragionare a piombo. In pochi attimi abbiamo fatto la calza e preso il coltello, non ragionavo più, agivo solo d’istinto ed in quel momento ero tremendamente aggressivo e mi sentivo super, da una parte ero come lucido, dall’altra non avevo la cognizione dei miei passi e non mi sentivo il corpo… purtroppo mi pressava l’idea di avere dei soldi per andare avanti, e questo mi ossessionava, anche se non riuscivo a dare ascolto al filo di lucidità che mi restava dentro e che mi diceva che stavo sbagliando tutto, per questo avevo una fretta boia, ma ero ancora in tempo per fermarmi, infatti non avevamo la macchina e non sapevamo nemmeno dove andare così abbiamo pensato a Yvon, ma lui non ce la voleva prestare, abbiamo insistito, (credo proprio che in quel momento ci siamo fregati) voleva sapere così gli abbiamo raccontato che il Leo doveva trovare degli amici a Mussy. Arrivammo al compromesso che lui ci accompagnava, perché non ce la voleva proprio dare. Siamo partiti, io stavo dietro, Leo guidava, non ci riusciva ed infatti sbattè subito sul marciapiedi, passò alla guida Yvon, prima però dovemmo scendere perché la macchina aveva la batteria scarica, così abbiamo dovuto spingerla. Abbiamo fatto benzina e spinto di nuovo la macchina. Non so dove mi trovavo e non so dove stavo andando, so che in un paese ci siamo fermati in una piazza, Leo e Yvonn stavano discutendo, io non ci capivo niente, so solo che ho visto un negozio che era ancora aperto ed ho pensato di andare dentro.. loro continuavano a parlare concitatamente e io dissi che andavo a comprare qualcosa.. prima di entrare davanti alla porta, mi sono messo la calza a maglia sulla faccia ed ho preso il coltello.
Sono entrato e mi ricordo solo la luce, ho visto due donne che si sono messe a gridare impaurite, non ho pensato minimamente a loro sono andato diritto verso la cassa e ho preso i soldi di carta e sono uscito .
Quando sono uscito in macchina non c’era nessuno, perché Yvon doveva pisciare e non voleva dare la chiave a Leo della macchina, io volevo fuggire e basta e mi sentivo ancora di più nella merda, così, ho obbligato Yvon a darmi le chiavi, Leo è salito in macchina ma la batteria era scarica e la macchina non partiva. Siamo scesi e mi sono messo a prendere a calci la macchina, ho capito che non si partiva più. Nel frattempo arrivava gente, uno è uscito di casa con un fucile carico e ha sparato mentre ero girato e pigliavo a calci la macchina, ho lasciato il coltello e la calza in macchina e sono restato li accerchiato dalla gente, un tipo mi è venuto vicino e mi ha detto di stare calmo, ed io gli ho risposto che non volevo fare del male a nessuno, mi ha detto che li erano pacifisti ed io gli ho detto che anch’io ero pacifista, così abbiamo aspettato la polizia. Li ho preso ancora pastiglie e ho lasciato fare a loro quello che volevano. Nel fare il verbale io dicevo la verità anche se non capivo tutto. Gli ho consegnato i soldi, 700 franchi, Io ero tranquillo e mi sembrava un sogno, e non mi rendevo conto che quello che avevo fatto era una cosa ben più seria. Era la realtà.
L’indomani del tentativo di Hold up, sono stato informato dalla polizia locale e scagionato da Leo, che vidi così per l’ultima volta di li a un mese.
Ricordo che salutandolo per le scale gli dissi che non li avrei abbandonati. Lui mi disse: ci portano a Troyes. Le righe che seguono sono tratte da dei fogli, scritti, nell’agosto del 1984 a San Giorgio Inganna Poltron vicino a Sant’Ambrogio di Valpolicella, li abitavo con due amici, in una casa che avevamo espropriato, al fine di renderla di nuovo abitabile e di riattivare le culture incolte che la circondavano, fu il periodo della "Formentonara", l’occupazione durò il tempo di un’estate ed era legale ai fini di legge, che non la considerava un reato, qualora si occupassero poderi agricoli abbandonati da più di 25 anni, poi dopo alcuni tentativi di arrivare ad un accordo con il proprietario della casa, per definire il pagamento di un affitto, fummo assaliti di notte da un commando di carabinieri, che arrivò assieme al proprietario. Senza rispettare le procedure di legge, ci sequestrarono per una notte e distrussero tutto quello che era di nostra proprietà murarono porte e finestre e le sigillarono con dei piombi di stato. Il maresciallo dei carabinieri che li comandava, si prese anche il lusso di inforcare una moto di nostra proprietà e di farsi un giretto fino alla caserma dei carabinieri. Non avendo però l’accortezza di farla rimuovere da un carro-atrezzi autorizzato, il maresciallo fu denunciato per furto dal proprietario della moto, era l’unico appiglio che ci dava considerazione ai fini di quello che era successo quella notte. Quante volte in seguito, pregò personalmente il proprietario perché recedesse da quella denuncia (che sicuramente non vide mai la luce), che gli "sporcava le carte" in vista della pensione e della promozione. Ora anche il proprietario di quella moto è morto, chissà come sarà felice il maresciallo. L’indomani dell’azione una squadra di contadini stava sistemando un paio di vigneti, morti da tempo, per dare l’impressione che la campagna fosse curata e allontanare la possibilità di altre occupazioni. Questa parentesi seguiva il periodo francese. In quel posto, scrissi con l’intenzione di rileggere a distanza di tempo, e anche, per passare le lunghe serate, visto che dove abitavamo, non esistevano possibilità di svago diverso, il fuoco del camino era un ottimo induttore, a stimolare l’attività di lettura, scrittura, od il lavoro artigianale.
Troyes inverno 1983.
Era il nove di febbraio, e non volevo svegliarmi, restavo sotto la coperta sdraiato su una poltrona in attesa che il giorno non venisse mai. Passai una lunga notte travagliata da incubi e paure. Non sapevo cosa fare piangevo lacrime amare, non capivo il perché di quel gesto, tra i pensieri uno continuamente mi riecheggiava in mente, le parole che Oscar il Colombiano, mi affidò quella notte piovosa a Valencia, prima che Io, Leo, Ermanno ed il cane Lucas, partissimo alla volta dell’imbarco per le isole spagnole, stanchi e sfibrati da quel lungo periodo passato in quella città, ai margini della stessa società a cui affidavamo il nostro sostentamento, "abbi cura di Ermanno, non mollare mai tuo fratello, ha bisogno di te, ci conto", questa frase continuava a tormentarmi, come se in qualche modo mi rendesse responsabile delle sue azioni. Il rumore di una porta che si apriva, mi destò, e mi riportò alla realtà.
Poco dopo, venni invitato a lasciare l’appartamento, dalla ragazza di Leo che, nel frattempo, sentito quello che era successo, era ritornata dalla casa di campagna.
Incominciai li, ai bordi di una strada senza marciapiede, calpestando un manto di neve fresca che ovattava i miei passi, il lungo cammino che mi vide attraversare svariati luoghi dove si intrecciarono innumerevoli situazioni diverse. Feci, il controllo di ciò, che portavo con me, 20 franchi, 4 coltelli inseparabili, una valigia di colori di mio fratello, un album di disegni, uno zaino con dei vestiti, un sacco a pelo, dei quaderni e cosette varie che mi restavano dal soggiorno spagnolo. Era mia abitudine non liberarmi mai di ciò che ritenevo importante, al fine di riportarmi col pensiero a rievocare sensazioni ed emozioni passate, per questo tutto ciò che ritenevo importante, non presentava avere nessun valore venale per gli altri. Non avere niente che valesse soldi, mi faceva dormire più tranquillo la notte, sapevo che altrimenti avrei corso grossi pericoli. Ritornai sui passi che avevano visto due notti prima l’allucinante odissea dei miei compagni di viaggio. Vidi la piazza, il negozio, il paese poi me ne andai, il paese restava sotto la coltre di neve ovattato e silenzioso come sempre, l’incubo che aveva rotto la quiete. Il tentativo di rapina, doveva essere stato un diversivo, che forse, non si vedeva dai tempi delle Dragonade, recrudescenze contro gli avversari ugonotti del re sole. Questa era l’impressione che quel tranquillo piccolo paese di provincia mi dava. Ci misi un poco a capire dove Troyes fosse ubicato sulla carta geografica, non ero ancora abituato al francese parlato, ne tanto meno a quello scritto. Quando parlavo, ero portato ad esprimermi in spagnolo, visto che era la mia seconda lingua, più rinfrescata. Da quel momento mi ritrovai a parlare con la gente e nella maggior parte dei casi a non capire ciò che dicevano, questo mi dava una sensazione di disperazione ancora maggiore. La Francia, non mi era mai piaciuta, non ci volevo stare, doveva essere una meta solo di passaggio, invece!! Avevo lasciato la Spagna da poche settimane, li, subito mi ero ambientato bene, poi alla fine non ci stavo più volentieri. Passammo circa quattro mesi a Valencia, per poi andare sull’isola di Formentera, nelle Baleari, li svernai per due mesi e ci stavo proprio bene, si era formata una bella compagnia. Poi la Francia, questa nazione è sempre stata per la famiglia di mio padre un rifugio, mio nonno durante la guerra ci passò un lungo periodo, come esule politico, ed ora io ed Ermanno, ricalcavamo le orme. Mi sono sempre chiesto: chissà se qui dove sono adesso, c’è stato anche il nonno! Io mi sentivo libero, ma sentivo anche una forte nostalgia per la mia casa, i miei amici, la mia famiglia.. un po’ di meno. Non sapevo dove era mio fratello. Lo rividi poi, al Tribunale di Troyes, con il Leo, i ferri ai polsi, aspettavano di parlare con il G.I.P. di turno, una donna gentile, che li capì, ma che non poteva fare niente per loro, se non convalidare il loro fermo in arresto. Da li, partirono per il carcere mandamentale.Non li vidi fino a che non mi fu permesso dal giudice. Intanto io avevo più problemi di loro, fuori faceva molto freddo non avevo soldi e tutto quello che avevo trovato per dormire era la più squallida bettola puzzolente che si incontrasse da quelle parti. Un Abrì de Nuit terrificante, un abitazione che godeva dell’appoggio economico della municipalità di Troyes, gestito da un uomo di origine Italiana, elemento di dubbia moralità e assai perverso, potevo per diritto, restare una settimana, egli mi permise di restare un’altra settimana se però mi impegnavo a portargli donne, che potevo incontrare per le strade di Troyes, in cerca di un abitazione provvisoria. Mi spiegò che aveva costruito un sistema che gli permetteva di spiarle quando si spogliavano nelle camere o mentre facevano la doccia. Io naturalmente acconsentii, restai un’altra settimana e lui si convinse che potevo recuperargli materiale di sollazzo, povero illuso!! Quell’uomo, faceva venire il voltastomaco, più della camerata che mi aspettava per dormire la notte con i suoi letti ad una piazza e mezza e i terribili cuscini rotondi, più della sbobba che alle 17.00 in punto ti serviva assieme ad un formaggino per secondo e ad un pezzo di pane raffermo, mi schifava più del grido mattutino che osannava sull'uscio per sbatterci fuori, alle 4.40 di ogni mattina ti invitava a lasciare la camerata Allez s’y les Enfantes, dopo un caffè di cicoria vomitevole, più del buon servito che sull’uscio dava a chi non aveva più il diritto di tornare, scaduti i sette giorni.
E poi, fuori dalla casa al più presto, nessuno per la stessa strada, tutti in competizione per la vita.
La notte all’Abrì, passava insonne per molti di noi, chi dormiva senza problemi erano i clochards più anziani gli altri quasi tutti usciti di prigione da pochi giorni, non riuscivano a prendere sonno, allora si stava assieme nella saletta dove mangiavamo, ci si raccontava barzellette si scherzava in allegria, alcuni stavano in un angolo erano tristi a volte piangevano, io un po’ scrivevo, e poi relazionavo, dovevo imparare il francese al più presto e un paio di loro cercavano di darmi le indicazioni che più mi sarebbero state utili "pour me depannaire", ricordo che una di queste prime parole chiave da usare nel loro mondo era "Je fais la route". A nessuno dissi quello che mi era successo, e questo, in seguito, restò per molte persone un aspetto che non condividevano facilmente, anche con il passare dei mesi.
Quando mi ritrovavo fuori dalla porta dell’abri, restavo solo e sorpreso, la città a quell’ora assumeva un’aria incantevole, la neve continuava a cadere, il cielo plumbeo la velava le case ti davano una suggestione quasi irreale, era tutto meraviglioso.
Lo squallore che durante la notte raggiungeva il suo massimo, si stemperava dinanzi allo spettacolo dell’alba che nasceva e con la luce che illuminava una città che pareva morta e silenziosa.
1983 TROYES – FRANCIA – ERMANNO (MATR.) 2903
data imprecisata diario dal carcere:
Oggi piove
ma che importanza
ha per me
che aspetto il passare
dei giorni e delle notti
per uscire da questa prigione
per uscire da questa
malinconia.
Le sbarre, le chiavi
entrare e uscire
fumare, mangiare
il caffè
le carte ed il gioco
lettere sparse
condanne e speranze
disegno con la magica penna
il ritratto di una ragazza
diciottenne
e dimentico, per un momento
che sono un carcerato.
I giorni passano
e l’abitudine
cerca di farsi un posto nel tuo
corpo
ma la mente macina
troppo spesso
ed il cuore sobbalza ad ogni notizia.
Sono caduto nel deserto
mi sono perduto come un’argonauta
un pellegrino alla ricerca
della pace
l’avevo vicina, ma non la vedevo.
Quando la pressione aumenta e il corpo è malato, la solitudine e l’angoscia, che un detenuto prova, è l’unica compagnia che ha.
1983 TROYES – FRANCIA – ERMANNO (MATR.) 2903
23/04/1983 diario dal carcere:
Sono stanco, mi sento male fisicamente perché ho i nervi che non mi tengono molto stanotte. Sono troppo tirato dentro e non riesco a smollarmi. Non ho dormito molto stanotte e ieri sera ero tranquillo e voglio smettere di prendere il roipnol per dormire perché ultimamente me lo sento proprio contro natura e non lo sopporto e non mi piace. Ma non è facile dopo mesi che lo prendo e così se faccio la somma di tutto arrivo a sentirmi distrutto.
Non ho concluso molto oggi, ma è stata una giornata molto dura.
Ora sono nel letto e sto scrivendo con i brividi addosso e una grande miseria mi sento nel cuore. Il mio pensiero è in relazione col mio corpo? Non lo so proprio. Mi sento vuoto e svuotato e mi costa scrivere queste cose ma che cosa vuoi da me? Che io ti ami?
Ma io chi sono? Tu lo sai e non me lo vuoi dire. Oppure io lo so e non me lo voglio dire. A cosa servo? Che cavolo ci faccio su questo pianeta, su questo mondo? Ho il sangue marcio di un tossico alcolico fumatore e la testa di un coglione finito in galera che ora piange sul latte versato e si sente un miserabile che ha sbagliato tutto!! Tutto! Tutto! Tutto! Tutto! Tutto! Tutto!
Mi stai distruggendo ho le molecole sparse nel vuoto
Quanti discorsi quante menate in galera è veramente un cesso!!
La galera è un posto dove per far sentire la propria voce non serve neanche scrivere col sangue.
1983 TROYES – FRANCIA – ERMANNO (MATR.) 2903
03/05/1983 diario dal carcere:
Ieri era il mio compleanno, mi sono fatto un regalo, ho dormito tutto il giorno.
Anche oggi piove come del resto tutti i giorni. In tutti questi anni non ho concluso niente e mi ritrovo a ricominciare, due anni fa, mi ritrovavo in chirurgia, sono proprio una testa di rapa….
Che cosa chiedo dalla vita? Chiedo di non essere il fantoccio di prima, pieno di fili, che si manipolava e si lasciava manipolare, un burattino che recita tante parti ma in fondo non sa chi è non tiene che un’anima prigioniera.
Che cosa devo fare per cambiare? Devo uscire di galera, devo curarmi dentro, devo guarire da una malattia complicata e difficile, la tossicodipendenza, la tossicomania.
Il mio futuro? Dipenderà dal presente.
…. Stamattina in quattro si sono tagliati le vene! Porco Mondo! Oggi sciopero della fame nella divisione 2, vediamo se tutti lo faranno..
Oggi viene il Direttore Generale regionale e i ragazzi si sono tagliati, perché il giudice rifiuta le grazie. Staremo a vedere se serve a qualcosa. Bisogna che quelli che stanno in alto si facciano un esame di coscienza.. bisogna che lo facciano, ma hanno veramente un cuore di pietra. Solo in due sembra abbiano mangiato, in sei si sono tagliati le vene, oggi il direttore regionale è venuto nella cella, la prima cosa che ha detto è se qualcuno li si era tagliato le vene, poi ci ha ricordato che se prolungassimo lo sciopero della fame per solidarietà, rischieremmo di stare male con la salute…
Oggi ho letto le lettere della mia mamma, che donna! Che fede! Grazie, perché una madre così è la cosa più grande che uno possa avere.
1983 TROYES – FRANCIA – 24-rue du rev. P. Lafrà- chez Monique:
28/05/83
"Stando ai ricordi, e pensando alla mia sorellina, mi sovviene una domanda che mi ha posto in un giorno di pioggia, seguito poi da due bellissimi arcobaleni, stavamo andando a scampoli insieme e parlavamo della mia prossima partenza, lei mi chiese: che cosa cercava la nuova generazione, che cosa volevamo di concreto dalla vita, che cosa si stabiliva in quello che facciamo, qualcosa immagino che potesse portare avanti la rivoluzione delle teorie del ‘68 qualcosa di integro e di importante.. lei non vedeva niente di tutto ciò".
Oggi mi sento solo non ho nessuno con cui parlare, me ne sto qui seduto sul prato della biblioteca e voglio idealmente continuare il discorso con mia sorella.
Così rispondo.. oggi i giovani, sono troppo deviati da tutta questa civilizzazione troppo superficiale tendente a insegnare a coprire i problemi a ignorare quali siano le cause del nostro disfacimento morale, a non sensibilizzare dei rapporti più veri e meno imperniati nello sfruttamento della gioventù attraverso la falsa cognizione del vivere bene, nel gusto delle innovazioni tecniche nel contenimento di una vita agiata, troppo morbida per permetterci di pensare ai problemi, per pensare a migliorarsi soprattutto in se stessi prima che nelle altre cose. Questa la vedo come la difficoltà dei giovani d’oggi, la droga, il sesso, le cattive e false notizie di tutti i generi, il relax troppo inculcato nelle nostre teste col passare degli anni. Tutto questo avvolge la vita dei giovani, si impadronisce del corpo, e della mente, comprime le idee, non fa che occultare i nostri veri problemi.
Si crea un bel conflitto interiore e da questo un caos che spinge a cercare la vita spensierata, la voglia di fare tanto in poco tempo.
E la naturalità delle cose si perde, non si vuole più cercarla, fa male, è aliena.
Ci si perde, non si guarda più dentro il proprio animo, non ci si isola per capire che ci si può capire.
Bisogna tornare a vivere naturalmente, combattere la vita agendo con le proprie capacità, sentire quello che si ha dentro, agendo per la propria natura, per le proprie verità, abbandonare la maschera dell’ipocrisia che si trova ferma più che mai nelle istituzioni in tutto quello che parte dal concetto di guadagno senza donare niente all’animo, distribuendo falsità sotto forma di tecnologie, "iper strumentalizzabili" nelle nostre fondamenta, per impedire che le persone pensino e agiscano, usando i pensieri che, ognuno è capace di realizzare per suo conto. Volere è potere si dice e allora troviamoci, parliamoci, confrontiamoci, facciamo balenare i nostri pensieri scriviamo le nostre idee rendiamole reali e immortali, ricominciamo a vivere traendo da noi stessi le nostre energie.
Da quando ho lasciato l’abri de nuit, sono stato accettato in una foyer dove ho ottenuto una camera singola in cambio del rispetto delle regole e dello svolgimento di un lavoro per 6 ore al giorno, facevo il cuoco per i miei compagni di foyer, ero anche pagato, con 10 franchi al giorno (circa 2000 lire) una vera fortuna.
Intanto con l’iscrizione all’Ampe cercavo un lavoro che mi permettesse di ottenere la carta verde che mi dava la possibilità di percepire il sussidio di disoccupazione, ogni tre mesi di lavoro fatti.
Per qualche mese sono rimasto poi sono rientrato in Italia, ma dopo un mese per problemi d’amore feci ritorno con la mia ragazza (di origine Franco-Tunisina) a Troyes. Li abitai per un mese in una casa presso una signora molto gentile poi per 40 giorni mi trasferii in casa di un avvocato tunisino, di grande fama, lui non c’era ed a me, avevano affidato la casa (fu il periodo d’oro). Fatti i bagagli, mi trasferii in Bretagna. Le cose si erano messe male per me ed ero molto triste e sconsolato. Trovai lavoro in una fattoria, accudivo i porci e raccoglievo i pomodori, dormivo in una tenda messami a disposizione dai proprietari, che ancora parlavano il Vretoned, l’antica lingua di quella regione, oltre al francese. Fu un bel periodo.
Circa a metà settembre tornai in Italia, per qualche giorno, poi ripartii alla volta di Troyes con un amico. Mio fratello intanto ebbe riconosciuta la sua libertà e finalmente uscii di prigione assieme al Leo.
Una domenica alla stazione dei treni di Lione vidi il Leo, mi disse che mio fratello era partito il giorno precedente da quella stazione, non avevamo fatto ora ad incontrarci.
Restai in Francia per altri due mesi, poi ritornai in Italia.
Questa storia ha segnato la mia vita e quella di mio fratello in maniera indelebile e per parecchio tempo non ci siamo mai confrontati sulle nostre rispettive esperienze, quasi per una sorta di tabù, non volevamo ripensarci.
Di particolari curiosi in tutto questo tempo me ne sono capitati a decine, chissà se un giorno avrò voglia, arriverò ad esporli con chiarezza.
Un particolare strano che notai solo qualche tempo fa, è che mio fratello Ermanno, morì una domenica il 29-03 il che mi ha riportato alla mente il numero di matricola con cui era stato registrato al carcere di Troyes era identico. 2903.























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