
Finestra affamata,
ti chiamai "mia finestra
spalancata sul mondo"
da dove,affacciandomi in punta di piedi,
ho creduto di veder scorrere
l’azzurro barbaglio della tua vita.
Credetti anche di sentirlo;
sentirlo ululare
come fa il mare
nei giorni di tramontana,
sentirlo salare
la pelle e il giorno, ora remoto,
che diede inizio al viaggio.
Pensieri solitari
gettano reti alla rinfusa:
pescano gusci di
conchiglie dimenticate.
Eri iodio salmastro
tutto da respirare.
Ora Leviatan
nel fondo dell’abisso
spalanca avido le ampie fauci.
Non dorme.
In silenzio
aspetta.






















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