Capitolo primo
Secondo episodio
Begoli aveva anche un'altra particolarità: per caricarsi sulle spalle la metà di un bue, poiché lo stinco non voleva assolutamente uscire dal gancio scorrevole sospeso a mezz'aria, cosa che invece, mentre il nastro scorre, accade quasi automaticamente appena si solleva e si raddrizza la metà inferiore, ( quella della testa ) s'era sollevato lui.
Nel far questo, era rimasto impigliato con il gomito destro nell'estremità sporgente del gancio stesso e, adesso, viaggiava con un gomito che, per cause rimaste un mistero anche per i più illustri chirurghi cui s'era rivolto, poteva passare avanti o far rimanere dietro, indifferentemente.
Ciò, capirete, gli permetteva una ecletticità di utilizzo sconosciuta ai più.
Ad esempio, poteva farlo davanti a noi, all'improvviso, come un prestigiatore che tira fuori il coniglio dal cilindro, nei pomeriggi più uggiosi, oppure porgendo le fettine alla cliente nuova, oppure dando la mano al fornitore per suggellare un contratto o, invece, come accadeva più spesso l'estate, ballando con una ragazza.
Era allora, era in queste occasioni, che la sua surrealità grandguignolesca si esprimeva al massimo.
Ho già detto che era dotato di un'eleganza innata, il che comportava che appena invitata una al ballo, italiana o straniera non aveva importanza, troppo bassa no perché aveva il gusto delle proporzioni, egli ballasse con lei con perfetta nonchalance, la mano sinistra appena appoggiata fra le scapole ed il braccio destro disteso lungo il proprio fianco.
Ma non fidatevi delle apparenze.
Mentre discorreva con chi aveva tra le braccia egli studiava la situazione, la quadratura del cerchio per così dire ( poiché le piste erano circolari ) e sceglieva la vittima.
La predetta era sempre la più sfigata della serata. Avete presente quelle che ti tengono i gomiti appoggiati sul petto, quelle che ti guardano sulla destra, o sinistra, invece che guardare dritto, quelle che per fargli sputare un si o un no glielo devi tirar fuori con le pinze da dentista ?
Bene, quella ! Quella era la vittima predestinata della serata.
Bastava un movimento di centottanta gradi, anzi due; movimenti quasi simultanei, della durata di un coniglio anche meno, si forse meno, ed il gioco era fatto.
La gallina si impettiva, strabuzzava gli occhi, dava di matto, allontanava da sé il cavaliere, si guardava intorno cercando con occhi assatanati il pizzicottaro, poi cominciava a starnazzare, mettendo scompiglio in tutto il pollaio, fino al discotecaro di là da venire, che interveniva con passo pesante, facendo interrompere le musiche, accendendo le luci, e rinunciando solo all'ultimo a metterci tutti in riga attorno alla pista e a passarci in rassegna negli occhi.
Begoli era, è, questo, ed altro.
Come la moglie, una venticinquenne piccoletta già con l'aria arcigna, gestrice di una pensioncina, che lo seguiva di nascosto fino al mare, fino al dancing, ed invece di partire con lui o entrare e sedersi, se ne rimaneva fuori, a guardare dagli interstizi e, se lo vedeva ballare più di una volta con la stessa ragazza, irrompeva sulla pista a strattonarlo e lui a calmarla, " ma non vedi che è straniera, che figura ci fai fare ?"
Da fare, appunto, nulla, perché quella, con gli occhi spiritati, non voleva sentire ragioni ed allora cominciava un furioso inseguimento in tondo per tutta la pista: comicissimo in quanto erano a confronto le lunghe leve di lui, come lance degli opliti, con quelle la metà di lei, ma che volteggiavano come dovevano rotare le lame delle bighe da guerra inventate dai persiani.
Come dire, anche allora: Occidente e Medioriente.
O no?






















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