***"Male. Le ferite gli facevano male. Bruciavano ancora i tagli sulle mani e sulle guance, nel Sole di quel tardo pomeriggio di maggio. Si era rifugiato in quella soffitta da quando nella battaglia al fosso di quel giorno gli altri bambini lo avevano sconfitto, tirando dalla loro parte i suoi alleati - sconfitto e tradito. Mentre si aggirava con i pugni stretti tra la finestra e il vecchio specchio, gli occhi scovarono a lato delle cianfrusaglie più vecchie un baule di legno scuro che sembrava quasiuna bara. Si avvicinò: non c'era nessun lucchetto. Decise alloradi aprirlo. Il legno era pesante, e aprendosi portò la luce aragnatele là dentro da chissà quanto tempo. Sul fondo, benripiegato, c'era un abito - era un vecchio abito per balli in maschera, un abito da re o da imperatore, tessuto congran cura per i dettagli. Il bambino lo tirò fuori dal vecchio baule, lo ripulì con forti colpi delle mani e lo guardò quasi rapito: doveva essere davvero un bell'abito da indossare, l'ideale per fare effetto. Concluse di provarselo; una volta indossato quel vecchio completo, che gli calzava senza troppa scomodità, andò allo specchio: quello che vide lo lasciò impressionato. L'immagine riflessa sembrava davvero quella di un potente comandante...Con quella divisa chissà quale esercito avrebbe potuto raccogliere, per rifarsi della disfatta del fosso: ma certo non avrebbe mai potuto, sarebbe risultato troppo ridicolo così vestito agli occhi degli altri...Ma perché, in fondo? Perché non avrebbe dovuto mostrarsi con quella uniforme? In fondo ciò che contava era che lui le desse importanza, e questo avrebbe convinto gli altri. Era deciso. Scese dalla soffitta e cominciò a camminare attraverso il giardino con passo militaresco.
Quando arrivò dove si erano radunati gli altri bambini prese a marciare intorno al loro gruppo, ignorando o lanciando occhiate gelide a chi lo guardava e rideva. Ma non tutti ridevano: ce n'erano alcuni che impressionati da quell'uniforme a da quell' atteggiamento marziale cominciarono a staccarsi dal resto, stufi anche dell'atteggiamento di eccessiva goliardia che il gruppo aveva assunto. In poco tempo il bambino, che non aveva mai smesso di marciare lungo la sua traiettoria circolare, si trovò dietro un discreto numero di ex nemici o alleati traditori che si erano interessati a quella novità. Quando giudicò di averne convinti abbastanza, il bambino in uniforme prese la direzione del boschetto di aceri, guidando come ipnotizzati i suoi nuovi seguaci lontano da ciò che rimaneva del gruppo. Giunto a destinazione, il bambino in uniforme si presentò come Alto Comandante a quello che era il suo nuovo esercito, affermando la sicura vittoria che la sua guida avrebbe garantito su chiunque, per la maggior gloria di coloro che avessero obbedito al suo volere. Accolto da grida e fischi di consenso, il bambino in uniforme stabilì chi sarebbero stati i suoi luogotenenti, e ordinò che tutti coloro che erano al suo comando e egli stesso portassero fazzoletti annodati al polso sinistro, per riconoscimento. A quel punto tutto era pronto. L'esercito cominciò a muoversi ordinato in due colonne con l'Alto Comandante in testa alla volta degli altri bambini. Questi, quando videro la strana compagnia avvicinarsi e si sentirono ordinare di arrendersi e lasciare per sempre il giardino, sorrisero senza tanta preoccupazione. Allora l'Alto Comandante alzò il braccio sinistro, quello con il fazzoletto al polso, e lanciò un ordine. Ci fu una carica: i bambini del gruppo attaccato si trovarono colto di sorpresa, e in un primo momento non seppero reagire a quella pioggia di pugni a spintoni che li aveva investiti. Il Sole ormai calava all'orizzonte, e la battaglia continuava tra i due schieramenti con un numero sempre più alto di feriti; l'Alto Comandante era salito su un piccolo ceppo per aizzare i suoi combattenti e per picchiare con un ramo gli avversari. Lui era probabilmente l'unico a non avere lividi sul corpo. Quando i pugni si facevano ormai stanchi e dalle mani cominciavano a volare i primi sassi, ecco che arrivarono in gruppo i genitori dei bambini di entrambi gli schieramenti richiamati dalle urla, troppo forti per dei normali giochi. Tra rimproveri e tirate d'orecchi ogni genitore portò a casa il suo guerriero acciaccato, usando i fazzoletti (annodati ai polsi o meno) per tamponare le ferite sul viso e sulle braccia. Nel giardino, su cui il buio era calato ormai quasi per intero, era rimasto solo il bambino con addosso il vecchio abito per balli in maschera, Si guardò intorno con aria persa, dopodiché si tolse di dosso la giacca gallonata che ormai gli dava fastidio e lasciò cadere a terra il ramo, dirigendosi anche lui verso casa."






















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