Secondo episodio
Riprendo come farebbe ogni buon scrittore, quindi molto meglio di me, da dove ero arrivato:
Qui e Qua.
Ecco, quegli scapestrati dei nipotini di Paperino raffigurano probabilmente, se proprio ci si vuole soffermare un attimo sul senso di questo breve sunto della nostra storia, in tutto il loro pieno simbolismo, il dualismo di questa creatura.
Inafferrabile visione interna ed esterna di un mondo parallelo, come se lo sguardo non dovesse mai cedere, incrinarsi in un sia pur giustificato strabismo, che se generato da un sentimento puro, genuino, non venato da opportunismo di alcun genere, potrebbe, come già avevano avvertito i nostri padri, venir classificato fra i più alti misteri anticipatori della comprensione umana: il cosiddetto strabismo di Venere.
Ma, piuttosto che dilungarmi in generose ed oltremodo faticanti riflessioni, che potrebbero nel lettore più avveduto portare ad errate o premonitorie conclusioni, mi avvierò a raccontare i fatti così come si svolsero.
Accortomi che era straniera, per un ormai disusato senso patriottico, per non far si che una volta tornata in Francia ella potesse dire alle amiche ed amici più cari " nella discoteca più trendy che hanno, nel corridoio antistante i bagni pullulavano gli scarafaggi", perché dentro, nonostante tutte le ingiustificate azioni di qualche miscredente che ha dimenticato da che lombi discendiamo ho ancora dei sussulti, specie quando confronto le nostre tagliatelle, o passatelli, o linguine con certi venerati consommé, beh, per questa cagione, avevo cercato di sbarazzarmi, schiacciandoli con estremo garbo ma con altrettanta decisione, e ciò per non farli minimamente soffrire perché nessun essere, seppur considerato immondo, merita a mio parere che gli sia data morte, da un proprio simile o meno, dicevo, avevo cercato di sbarazzarmi di questi animaletti senza darlo a vedere.
Riuscendoci quasi tranne per l'ultimo che, non volendo rientrare nei ranghi, ah la sua intraprendenza, cominciò a correre come un forsennato intorno alla pianta dello stivaletto destro di lei.
E tanto corse e fece, tanto impazzò, che l'esile figuretta non poté ignorarlo.
Il terrore si dipinse nei suoi occhi, terrore e disgusto insieme, fors'anche una vena di sadismo, di senso di potere nefasto, sicché il rumore dell'involucro, quando l'omicidio avvenne, avrebbe rintronato per l'intero corridoio, se questo non fosse stato rivestito dal corposo, provvidenziale velluto rosso bordeaux.
Invece, ce ne accorgemmo solo la transalpina ed io.
Perché nessuno, ma nessuno, lo venisse mai a sapere, le sussurrai
" alziamo i tacchi !"
Eravamo sicuri che in tal modo, assumendo una tal guisa di procedere, della nostra presenza in quella brumosa roccaforte, in quel castello di stevensoniana memoria, non avremmo lasciato alcuna traccia visibile.
Anche alla cassa del privè, nessuno ebbe l'ardire di chiederci le nostre precise generalità.
Erano passate di poco le tre, e tutto il personale si limitò ad un generico, quanto rispettoso della privacy, "ciao".
Ancora tante cose da dire






















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