*** “ I lavoratori del piccolo sub-settore si diressero - lentamente, senza voglia apparente - verso la parete della centralina di comando dove era appeso lo schema. Colori diversi a rappresentare le diverse squadre si intrecciavano in prospettiva con dei solidi geometrici equivalenti alle specializzazioni e ai rispettivi settori; su tutto questo piovevano dall’alto, sempre secondo la prospettiva, delle frecce ad indicare le sequenze del lavoro nel tempo. Ad ogni incrocio di linee, una sequenza di cifre. La ragazza fissò il grafico senza capire da che parte iniziare a leggerlo, e dopo pochi istanti si ritirò dal muro cercando un passaggio tra l’assembramento. Il fratello si attardò sullo schema qualche secondo di più, poi la seguì. - Perché?- chiese lei guardando un qualche punto lontano, cercando di mostrarsi arrabbiata. - Perché cosa?…- le fece di rimbalzo il fratello, serio. - Perché? A cosa serve? Cosa vuole essere, un nuovo orario? Non bastava più cambiarlo ogni mese? E poi perché così complicato?!…-
- Lo sai come funziona il loro modo di pensare: vogliono dimostrarci la loro superiorità facendoci credere che tutto ciò che pensano sia complesso.-
- Non è complesso, è assurdo! Come tutto ciò che riescono a pensare!-
- Non stai scoprendo niente di nuovo…-
- Ma è una cosa stupida…perché…non basterebbe…no…- Lei allora cadde a terra, respirando a fatica tra gli urli trattenuti e le lacrime che lavavano le guance. Il fratello si chinò su di lei senza mutare di molto l’espressione, ma mostrando di volerla consolare - se era possibile, dopotutto.
- Smettila, non serve a niente e lo sai. Tirati su.- le disse.
- (*singhiozzi*) Non voglio…-
- Però devi: ti ho già detto che fare così non serve, né a te né ad altri.-
Allora la sorella lo guardò con gli occhi rossi di rabbia, già cerchiati dal pianto, mentre le lacrime le si scioglievano tra i denti.
- Certo, per te è una cosa stupida - inutile, quindi stupida. Tu sei sempre pieno di certezze, vero? Sai sempre cosa fare e quando, analizzare le cose per te è come riparare una matrice: una questione di logica, nient’altro. Tutto sotto controllo, vero? Ecco perché tu riesci a capirli così bene!-
- Tutto questo non c’entra, e sai che non è vero: valutare le cose non significa avere disprezzo per le emozioni.-
- Ah, davvero?…Non ti ho mai visto mostrare qualcosa delle tue emozioni che non fosse il nulla, da quando è cominciata. Non mi importa se piangere è inutile e improduttivo – è quello che voglio fare adesso, perché non potrei fare altro! Lascia che mi portino via, se vogliono!…- Sbatté i palmi delle mani sul suolo di cemento, piangendo più violentemente di prima. Il fratello si chinò nuovamente, questa volta più in basso per esserle vicino al volto.
- Ascoltami: qui c’è un criterio con cui fare le cose: ci sono delle priorità. Non piace a nessuno, non piace a te e non piace a me, ma finché ci si è dentro bisogna resistere. E’ necessario continuare a fare ciò che serve, senza badare al resto: perché un giorno anche questo finirà, diventerà un frammento di memoria, e allora la vita tornerà ad essere completa. Allora si potrà di nuovo trovare del tempo in cui non fare niente, si potranno di nuovo fare cose che non servono. Ma fino ad allora saremo qui, e bisognerà fare andare avanti le cose per permettere che prima o poi finiscano: soprattutto per poter vederle finire.-
Aiutò la sorella, che non tremava più per i singhiozzi e per la rabbia, e si diresse con lei nuovamente alla piattaforma di lavoro.”






















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