Da settentrione
è sbuffo bianco dei cirri
a perdersi.
Un fronte caldo prennuncia
scimitarra d'invisibile sudato
che l'azzurro svanisce tra monti
a verde pascolo
e schioma di sapori
l'essenze
d'olii vegetali i tronchi
colanti.
Qua e là
nel frenetico riscriversi
dell'alveare, api
tra millefoglie, castagni,
acacie, a precisione
il polline trasportano.
Io, invece, sono come distratto,
l'asse degli occhi
violando, tolgo l'orizzonte
del viso antico e mi raccolgo
nella speranza feroce questa bellezza:
alle cetonie imperlate
nuovi colori aggiungo all'Ordine
che mi scolpisce e rovente
mi ricalcino, a bianco sale
per l'Inverno,
un destino.
Ricopro il mio bastone
di battiti
nell'infinito sentiero
le vasche d'acqua a cercare,
di fresca sorgente
m'inzuppo e gli domando
se prima o poi saremo
di nuovo insieme
nascosta luce
nel torrente delle radici
a perdersi e come linfa
infine evaporata
la prossima Estate.























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