era dei mesi estivi
mia soltanto
che il nonno mi accarezzava
nel viso ancora sognante
"Vieni, andiamo a tirar su le reti!".
E si prendeva il sentiero a ciottoli
sotto l'arco della casa di pietra
precipitare al porticciolo.
Il gallo di vedetta
del ramo a fichi, basso, ne approffitava
beccandoli e spiaccicando con le zampe,
io, rubandogli, qua e là i più maturi.
Sottecchi rideva
e con un po' di pane
mano nella mia mano,
fischiettando il nonno,
si andava.
Lo scuro mieteva l'acqua
come forbice inesatta d'ondine
che un silenzio quasi tombale
intercalava nel frangersi
alla barca,
quando il remo a cadenza,
dietro la schiena
l'altro avanti
in eguale altezza
a cucchiaio sprofondavano
l'alternato movimento del bacino
a perdersi:
-armonia d'altri tempi!-
E scoperchiato, nel fondo
della barca
gettava i pesci,
io crudele, a bastonate
rissosi e ribelli
andavano insieme rotolandosi
a gelato con reti e galleggianti.
Il secchio, infine, a squame
cono lucente,
per il sole che migrava dalla notte,
già squagliava.
Sbucciando,talvolta,
i ginocchi
lo stesso scivoloso viottolo risalivo
la nonna cercando
"E' pronta la colazione?"
puntualmente dal pollaio
una scorta
di uova fresche
riportando.






















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