scritto il 24/09/2007 alle 23:06
-racconti


Idea di Alessandro Novelli & Manuela Verbasi  correzioni e conduzione a cura di Giuliana Argenio


Autore » © RossoVenexiano
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Commenti
#1   15 Settembre 2007 - 17:13
 
Dopo avere seccato i cappelli e rimesso loro in ordine, lei apri la porta dalla salla da bagno alla ricerca di una vampata d'aria fresca.Il caldo della stanza era diventato soffocando e, non li piaceva essere molto tempo rincchiusa. Senti il bisogno di rinfrescarsi. La sete si faceva di più in più urgenta. Ando a bere di soccorso mentre si preparo uno lunga bevenda per il salotto. era finalmente sbarazzata della sua armatura e poteva sentirsi libera. Sedendosi sul divano,si lascia rilasciare. Le gambe in alto sulla spalliera del divano giocava con le posizione per finalmente infilarsi sotto i cucini e stare ferma uno momento.Dopo un po di tempo senti che la solitudine aveva abbastanza durata,e sentiva la necessità di un qualunque apporto.Ma penso che il migliore era di lasciare le cose spontanamente venire da lei, di continuare a fare quello che li piaceva.Sarebbe bene abbastanza presto di vivere il momento voluto.
Fra.
utente anonimo

#2   15 Settembre 2007 - 17:37
 
Non sorridevano più come una volta i suoi occhi…

Ripensò a tutte le volte che lo aveva atteso invano, a tutte quelle volte che lui l’aveva chiamata all’ultimo momento per dirle con voce triste un semplice “mi dispiace, non posso”.
Ore passate a preparare tutto -perché tutto fosse perfetto - ore passate ad immaginare quello che sarebbe accaduto tra loro, ad emozionarsi al solo pensiero di vederlo entrare da quella porta, bello come un dio greco nella sua uniforme da Ufficiale.
Ufficiale e gentiluomo...
Era davvero così.
“Mi dispiace, non posso” .
E gli dispiaceva davvero, lei ne era certa.
Nella voce lui aveva la stessa tristezza che lei -ascoltando quelle parole - aveva nel cuore.

Forse, in un primo tempo, aveva cercato di dare un nome a quel sentimento che li univa, ma poi si era arresa al fatto che non tutto può essere schematizzato, che non tutto ha necessariamente un nome.
Qualunque parola non sarebbe stata adatta a descrivere quello che provavano l'uno per l'altra.

Non voleva rinunciare a lui perché sapeva, in cuor suo che, sebbene lui le ripetesse spesso che era l’uomo sbagliato lui invece era proprio l’uomo giusto.
L’altra metà della mela .
Era il momento che era quello sbagliato.
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#3   15 Settembre 2007 - 20:06
 
Consigliamo l'utilizzo di un metodo SIC :).
Scusate l'intrusione, buon lavoro!
utente anonimo

#4   15 Settembre 2007 - 20:22
 
E imparare a usare la punteggiatura, prima di scrivere racconti?
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#5   15 Settembre 2007 - 20:41
 
@kutuzov

Scrittura collettiva perché impariamo scrivendo, semmai alla fine invieremo tutto a te che correggerai la punteggiatura dei racconti prima di pubblicarli.

Grazie fin d'ora.

Manuela
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#6   15 Settembre 2007 - 20:47
 
@http://www.scritturacollettiva.org/

ci date una mano a scrivere un racconto? Il primo a più mani che tentiamo... sono graditi consigli e suggerimenti nonchè aiuto vero e proprio. Un caro saluto, Manuela

http://rossovenexiano.splinder.com

http://rossovenexiano.splinder.com/post/13857345/Il+racconto+degli+Autor...
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#7   15 Settembre 2007 - 22:48
 
In un turbinìo di pensieri, cercava di capire il suo amore per lui. L'uomo sbagliato era sparito e intravedeva solo l'uomo della sua vita; lo stesso che le aveva detto:. Ormai sentiva spesso quella frase ma aveva imparato ad accettare la sua assenza, faceva parte di lui, della sua vita. Lo amava anche per questo. Aveva preso tra le mani l'ultimo disco che lui le aveva regalato. Nel libricino dei testi aveva letto le parole della canzone incisa sul cd. L' avevano
ascoltata più volte dopo aver fatto l'amore. Era una frase scritta nel ritornello e diceva: ..."per le vie del mare, e per i monti che dovrò attraversare, sono certo che sempre a te dovrò ritornare."...
Ci avevano scherzato, e ora lei riascoltava quella musica con malinconia, aspettando la prossima telefonata o il trillo del campanello. Avrebbero parlato ancora, avrebbero fatto progetti e ascoltato la stessa canzone. Si sarebbero amati, lasciando libere le note. Il tempo perduto sarebbe tornato, assieme ai passi nel corridoio, con la sua voce e il suo sorriso.....
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#8   15 Settembre 2007 - 22:56
 
Alla seconda frase dopo i due punti ho scritto virgolette e correggo_ Scusa. Ma non posso!- continua...
"Ormai sentiva spesso quella frase ma..."
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#9   15 Settembre 2007 - 23:58
 
da Aphorism:

ANCHE I "GRANDI" SBAGLIANO

Natalia Aspesi, Repubblica
"... S'accascerà in coma per un'emorragia celebrale..."

Francesco Gavazzi, Corriere
"Perché se davvero questi lavoratori desidererebbero lavorare..."
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#10   16 Settembre 2007 - 11:40
 
grazie per l'invito è un piacere :-)
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#11   16 Settembre 2007 - 13:25
 
Nel silenzio della sera udiva nelle sue orecchie un fruscio che le martellava i timpani, mentre le onde sonore penetravano da queste vie in quelle più grandi del suo cervello; le sinapsi neuronali erano collegate, nell'eccitazione del tormento del momento, spasimo mai domo, poverina, tanto che, sperava, la nostra fanciulla, d'ascoltare lo squillo del telefono, che improvviso, potesse sollevarla dall'angoscia.
Così, il silenzio, il gradevole rumore del silenzio, l'aiutava a collegare la mente e la ragione, impregnata, la prima, dalla passione per quell'uomo, connessa, purtoppo, alla ragione di quel "mi dispiace non posso". Desiderava soltanto esprimere, nel silenzio ovattato dai cuscini, esprimere la sua capacità di ragionamento razionale, nel giudizio parallelo per l'esserci voluttuoso che la tormentava ..
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#12   16 Settembre 2007 - 14:39
 
Qualcosa le balenò all'improvviso nella mente. Qualcosa che aveva volutamente omettere ai lunghi monologhi con sè stessa, impregnati dall'assoluta passione che le travolgeva i sensi e offuscava la realtà.
Poteva davvero essere semplicemente la divisa che portava e gli obblighi che comportava, il motivo vero che la teneva sequestrata con la mente e il corpo a quel sogno?
Riandò al giorno in cui si erano conosciuti. Nel buio della stanza srotolotò la pellicola e rivide ogni istante.
Era un giorno come tanti altri.
Uguale il profumo del caffè preparato appena sveglia. Uguale la voglia di infilarsi sotto la doccia e l'entusiasmo di scegliere dall'armadio qualcosa che le accarezzasse la pelle durante il giorno. Cosciente della propria sensualità, Greta curava ogni minimo particolare nel trasformarsi a seconda delle stagioni e delle condizioni atmosferiche.
Quel lontano mattino di un anno prima, era uscita di casa con un cappotto di cashmere blu che le fasciava il corpo e le scendeva appena sotto le ginocchia, lasciando completamenta scoperta la parte inferiore delle gambe.
Le caviglie sottili si mantenevano tra il collo del piede slanciato e la linea dei polpacci appena disegnati.
Non portava calze per un vezzo modaiolo del momento e la pelle pareva una seta corposa e ambrata.
I capelli raccolti in una crocchia approssimativa, trattenuta da una matita di tartaruga. Qualche ciocca sfuggita volutamente le accarezzava il collo.
Pareva danzasse sulle scarpe. La morbida pelle di camoscio marrone aderiva come un guanto ai suoi piedi e assecondava il ticchettio dei tacchi con un movimento languido, contenuto e regolare dei fianchi.
Una sorta di concerto per due strumenti, le donava un'aria irresistibile.
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#13   16 Settembre 2007 - 15:40
 
E lo dite oraaaaaaaa? uhmmmmm...............troppa carne sul fuoco, per farmi venire un'idea buona.............Buon lavoro a tuttiiiiiii.
:-)
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#14   16 Settembre 2007 - 17:14
 
Molto bello questo spazio... Mi piacciono le idee che sono state messe all'interno dei post..!

Anche io scrivo...
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#15   16 Settembre 2007 - 17:19
 
Nella penobra della stanza, iniziò lentamente a sfiorare quella sua pelle di seta, immaginando le mani del suo uomo correrle lungo le cosce. Chiuse gli occhi, abbandonandosi al ricordo dell'ultima volta che lo aveva stretto tra le braccia, che lo aveva avuto tutto per lei, e un brivido le corse lungo la schiena. Una vampata di calore le accese il volto, incorniciandolo di un rosso porpora che la fece imbarazzare dei suoi stessi pensieri. Un desiderio improvviso la rapì, costringendola a dischiudere le gambe e a far scivolare dolcemente la mano lì dove il sangue affluiva e dove una immediata frenesia la costringeva a toccarsi. Quell'uomo così lontano, eppure così incredibilmente vicino e presente, lo vedeva disteso su di lei, abbandonati su quei morbidi cuscini. Lo immaginava, nudo e bellissimo, esplorarle con la lingua le cavità più nascoste, regalandole un piacere incommensurabile. Si sentì terribilmente donna, mentre il suo ventre si contraeva all'idea di lui, mentre la sua carne reclamava un contatto immediato. Sapeva con certezza assoluta che era lui l'unico uomo che avrebbe mai amato, l'unico che la conosceva nel profondo, l'unico al quale non avrebbe mai dovuto raccontare bugie sulla sua vita, sul suo passato tenebroso, l'unico che avrebbe sposato senza esitazioni, l'unico al quale avrebbe dato la famiglia che nessuno dei due aveva mai avuto.
Erano cresciuti insieme, in quello squallido orfanotrofio di periferia. Avevano vissuto, sostenendosi a vicenda, l'incubo dell'abbandono e del rifiuto che li aveva distrutti. Si erano coperti durante le fughe notturne. Si erano aiutati nei lunghi periodi di autolesionismo che li avevano accompagnati durante l'adolescenza. Si erano amati nel segreto di un seminterrato buio. Erano solo dei ragazzini, allora. Solo due giovani creature in cerca di calore. Avevano sugellato il loro rapporto in una notte di pioggia, promettendosi amore eterno ed eterna fedeltà.
Si perse tra i ricordi e scivolò lentamente in un lungo pianto disperato. Non riusciva ad impedire alle lacrime di bagnarle il viso, alle sue emozioni di inondarle il cuore, alle sue mani di tremare. Il suo unico desiderio, in quell'istante, era che lui arrivasse e la stringesse forte al petto, sussurrandole teneramente all'orecchio che adesso era tutto apposto, che adesso c'era lui, che si sarebbe preso cura di lei e quindi non doveva avere più paura.
All'improvviso, uno squillo squarciò il suo intimo silenzio, le rapì la mente. Aveva paura che fosse lui. Non voleva più ascoltare quelle terribili parole "mi dispiace non posso"...con cautela si avvicinò al telefono, respirò più volte, quasi a volersi riempire i polmoni di ossigeno per paura di morire soffocata udendo la sua voce, si fece coraggio e sollevò la cornetta...
"pronto..."


GRAZIE MILLE PER L'OPPORTUNITA' CHE MI AVETE DATO...SPERO DI ESSERE RIUSCITA A DARE UN PICCOLO CONTRIBUTO E QUALCHE NUOVO SPUNTO! ALLA PROSSIMA...
6707
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#16   16 Settembre 2007 - 23:44
 
visto che mi hai invitato a scrivere in questo blog, beh, proviamo:

... "cosa ho addosso??? solo il tuo ricordo, ma è così pesante che quasi mi fa soffocare, soffocare di ansia ... dimentichiamo tutto quello che c'è stato in mezzo, da quando sei partito ad adesso!
ti aspetto ... costruiamoci insieme un futuro che diventi un passato leggero e felice, che ci accompagni fino al prssimo futuro che poi diventa un passato ... e così fino alla fine ..."

giuliana
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#17   17 Settembre 2007 - 14:34
 
Intanto.. mi congratulo.. la buona volontà porta sempre a buoni risultati. Alex
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#18   17 Settembre 2007 - 17:46
 
E' una bella iniziativa,l'incipit è valido, purtroppo (per me) non posso partecipare, il genere amoroso non è proprio il mio forte...comunque non vedo l'ora di leggerlo...ciao ciao
D.
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#19   18 Settembre 2007 - 00:07
 
La coincidenza Parigi –Bagdhdad con un volo militare era prevista cinque giorni dopo.
Una settimana di licenza e di nuovo in quell’inferno. Al campo base di Falluja non sarebbe voluto tornare mai più ma, portare la divisa dell’esercito significava qualcosa di simile ai voti sacerdotali.
Enrico Malvesi non avrebbe mai potuto farsi prete per quell’indole dongiovannesca che gli stava nel Dna come il colore degli occhi, il timbro della voce.

Claudine faceva parte di un’altra categoria di donne. Con lei non c’erano problemi di nessun tipo. Diversa da Greta per una serie di motivi indipendenti dall’essere femmine.
Greta sublimava il sesso con l’amore, incapace di viverlo razionalmente, di goderlo per quello che era : puro piacere dei sensi.
Se non avesse ricominciato con la solita filastrocca del “noi due per sempre insieme”, sarebbe stato bello fermarsi a Roma. Invece riusciva sempre a smorzargli la voglia di stare insieme dopo che l’aveva veduta. Due notti di fila con Greta erano già state di troppo.
Era da non crederci a come mutava dopo che avevano finito di fare l’amore.
La vedeva cambiare a vista d’occhio.
Come se uscisse da un film ed entrasse in un altro. Un’altra pellicola, un’altra trama.
Nel letto era una furia di Dio, mai sazia, mai ferma.
Gli piaceva il suo essere donna succube e attiva nel contempo.
Era il dopo, a non trovare un pertugio di digestione nella diffidenza del cap. Malvesi.
Quel divenire languida e materna, dopo, lo infastidiva. Quel corrergli appresso con lo sguardo timbrato da domande, la gestualità sconfitta nelle mani incerte che si stringevano l’una all’altra in attesa… -Ma cosa diavolo si aspetta da me?- si chiese finchè era in volo verso Parigi.
-Quante e quante volte ho ripetuto che non sono l’uomo giusto per lei?-

Sarebbe stata buona cosa, per il cap. Malvesi, avere di fronte un interlocutore disinteressato in grado di avviare un dialogo pacato. Invece pensava solo in un senso, quello unico, quello asfaltato dall’egoismo, quello che non aveva marciapiede di salvataggio per nessuno che non fosse lui.
Chi passava per la sua strada, non poteva permettersi di avere sentimenti, opinioni, desideri diversi dai suoi. Che fosse nella vita civile o in quella militare, c’era sempre qualcuno sotto di lui.
Greta non lo sapeva, non poteva minimamente sospettare il rigore emotivo di Enrico.
Aveva semplicemente scambiato la sua passione fisica per amore.
Eh già. Capita alle donne romantiche.

by Pamela
utente anonimo

#20   18 Settembre 2007 - 02:44
 
La storia d'amore è fine a se stessa o indugiamo un po' sulla questione militare ed entriamo negli antri bui di quel "rigore" che impedirà ad Enrico di odiare la sua missione orrenda? fatemi sapere
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#21   18 Settembre 2007 - 09:47
 
scrivi quello che desideri, è questo il bello: non c'è un percorso stabilito.

Grazie della partecipazione :)

chi ha già scritto può continuare a scrivere. Ciao Manuela
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#22   18 Settembre 2007 - 20:07
 
In fondo nelle regole d’ingaggio non era preventivato quell’inferno che avrebbe spazzato qualsiasi dubbio sull’infamia di quella guerra. Diecimila euro tondi tondi, al mese, erano una buonissima entrata per il cap. Malvesi. Quel denaro non gli puzzava di morte, di sangue. I rischi c’erano. Doveva evitare di saltare in aria lui stesso. L’importante che lui rimanesse vivo, in mezzo a quella bolgia di disperazione.

Avesse saputo Greta di quale sguardo si era perdutamente innamorata. Se solo avesse pensato, oltre gli orgasmi che Enrico distribuiva come caramelle, avrebbe avuto tutte le risposte della terra su di lui.

Se solo Greta, lo avesse visto, mentre scendeva dalla scaletta dell’aereo appena atterrato a Parigi, se solo lo avesse seguito per togliersi uno sfizio, forse avrebbe smesso di dannarsi il corpo e la mente.

Claudine era ad aspettarlo. I cinque giorni di licenza rimanenti, li avrebbe passati con lei.



E’ difficile immaginarsi un uomo con due etiche morali. Quale etica poteva avere mai Enrico, concentrato com’era sulle sue due armi potenti? Il membro e la pistola. Senza queste, non era assolutamente nulla. (Giuliana Argenio
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#23   18 Settembre 2007 - 22:51
 
Il racconto si sta facendo sempre più interessante.... come andrà a finire???
Complimenti ai vari autori.
Alex
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#24   19 Settembre 2007 - 00:29
 
Sta venendo su' un bel pezzo...Argenio hai elaborato un aspetto fondamentale, ma tutti i pezzi sono pertinenti e ben scritti. Vediamo che succede a sto capitano che a me non piace affatto per ora...Buon lavoro, carissimi
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#25   19 Settembre 2007 - 00:43
 
Enrico non si era chiesto se andare in Iraq fosse giusto. Enrico aveva "il rigore" a guidarlo. E il rigore gli impediva ogni pensiero libero. Enrico era prigioniero, ma non lo sapeva.Amava ma non era amore, ubbidiva ma non era ubbidienza, salpava ma non navigava, atterrava su piste di guerra, ma non volava mai.
Il giorno in cui era atterrato a Baghdad, città di lampade di Aladino e tappeti volanti, città di spezie e di magie, di donne velate come fate lussuriose, si era reso conto che le lampade si erano spente e Aladino era rimasto appeso a una corda, impiccato al sole. Le spezie infilate in ogive grandi come macigni e sparate su gente piccola come diamanti innocenti. Sui tappeti volanti erano scappate le odalisce lussuriose e le madri erano morte. Stuprate e morte.
Baghdad era un cimitero disordinato e sporco, una vera vergogna tenere un cimitero così sporco. Una eresia, un sacrilegio, Dio era piuttosto indignato da tutto quel disordine. Ma Enrico non vedeva tutto questo, andava dritto con la sua bussola in mano senza nemmeno vedere che l'ago era stato smagnetizzato, un sabotaggio doloso. Il suo rigore lo portò verso un campo minato dove ancora c'era posto per qualche piccolo ordigno. Doveva sistemarlo equidistante agli altri, coprirlo con una certa quantità di erbetta carina, ma era un lavoro pericoloso e delicatissimo. Come era Greta, pensava. Pericolosa e delicatissima. E prima o poi anche Greta sarebbe saltata in aria. Prima o poi il rigore di Enrico sarebbe scivolato via dal suo cuore ghiacciato - sul ghiaccio è facile scivolare - ed Enrico avrebbe posato un attimo il cuore su Greta. E boom. Si, Enrico doveva stare attento. Anche i bambini a Baghdad dovevano stare attenti a non morire. I bambini di Baghdad avevano giocattoli di pezza e di latta e di resti di cose avvizzite e ci giocavano. Su prati di erba carina. Ma Enrico questo non lo sapeva, aveva una bussola rotta e pensava a guardarsi le spalle. AleidaG
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#26   19 Settembre 2007 - 00:52
 
Desidero chiarire che "Adelaide" è solo un errore e che il mio nick è "AleidaG" non Adelaide, ci fu un equivoco....
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#27   19 Settembre 2007 - 00:57
 
Claudine era una donna semplice e un pò volgare. Una che sa aspettare, che non si pone troppe domande sul futuro. Lui aveva deciso di passare cinque giorni di sesso sfrenato con quella donna che non gli avrebbe chiesto nulla in cambio. Si era proccurato un grande senso di colpa ascoltando le deliranti ragioni di Greta che voleva averlo per sempre al suo fianco. Enrico voleva fare uno stacco. Servirsi della sua razionale capacità oratoria per descrivere a Greta il mondo impossibile che avrebbe dovuto accettare come normale. Ogni volta che le telefonava cercava di chiarire la sua posizione e di giustificarsi. Era chiaro che volesse mantenere un buon rapporto con lei, ma s'imbestialiva perchè nella logica dei fatti lei, non
lo capiva. Per lui era un futuro incerto e chiedeva alla sua donna una virtù ormai rara. I loro incontri, divenuti platonici, erano soltanto occasioni per rinfacciarsi tutto. Lui metteva a dura prova il carattere docile ed eclettico di Greta e riusciva a far crescere in lei, dubbi ed insicurezze. Aveva deciso di darle tempo per decidere. Voleva far vedere che era il più forte, sorvegliando le sue reazioni. Lasciando messaggi incomprensibili, eludendo le sue lettere ed alcune telefonate. Si dava impegnato e non disponibile. L'avrebbe guidata in quel mondo difficile per metterla alla prova. Enrico aveva un bisogno enorme di sentire vicina una donna non comune. Sensibile, amorosa ma forte, tenace nei proponimenti. Fedele nelle lunghe assenze e presente nella sua vita come era stata sua madre,sempre premuosa .
Grande donna, come non se ne trovavano più.
Claudine lo accolse con entusiasmo. La divisa di Enrico l'aveva affascinata ed era fiera di esibire un vero uomo, quando, aperta la porta di casa, si era sentita spiata dagli sguardi della sua vicina. Lui era rimasto a fissarla e mostrava la sua fondina con l'arma d'ordinanza. La donna indiscreta, richiuse subito l'uscio. I due entrarono nell'appartamento e risero fragorosamente. Claudine sapeva essere molto ospitale e mise a suo agio Enrico, indossando una leggera vestaglia con grandi fiori dipinti di rosso carminio e deliziosi sandali con il tacco a spillo. Si presentò con due calici di spumante, comprato al supermercato della zona.....
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#28   19 Settembre 2007 - 12:40
 
@Aleida

è tuo il brano firmato Adelaide?
Manuela
utente anonimo

#29   19 Settembre 2007 - 15:16
 





woow che bello...complimenti anche per la musica...
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#30   19 Settembre 2007 - 23:09
 
Oddio Laila non poteva fare peggio, mi serve un antiemetico!!!Moderate...ed una prece per la letteratura del nuovo millennio...
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#31   19 Settembre 2007 - 23:26
 
@tagliente

Laila chi è? Il cane di Liala forse? Si, lei poteva fare peggio ma era impegnata fino a fine ottobre ed ha rinunciato a partecipare.

Aspettiamo il tuo intervento tagliente per migliorarci ed apprendere l'arte della scrittura intelligente. Noi poi gratuitamente, regaliamo dispense e benedizioni a chi fa i commenti "trolls" che però teniamo perchè ci divertono tantissimo.

Sempre c'è "o professore" in ogni situazione, però si fa più bella figura con dimostrazione del talento (se c'è) piuttosto che far le maestrine sbagliando anche il nome, anzi lo pseudonimo di una scrittrice famosissima (perchè scriveva male dici tu).

Aspettiamo ansiosi l'intervento de "la penna d'oro".

Manuela
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#32   20 Settembre 2007 - 00:05
 
ah si chiamava Liala la "famosissima" scrittrice degli amori tra l'ufficiale romanamente a braccio teso e la ragazzina che molla la scuola perchè attraversare il lago di como in battello d'inverno gela il culo ed è meglio sfornare figli per la patria, specie se l'ufficiale ti regala un visone? Lapsus freudiano, proprio ad una cagna pensavo! per il resto non ho pretese letterarie, il mio mito è Bukowski ergo inarrivabile, anche perchè sono astemia! Le sineddoche del fallimento le lascio alle masturbazioni cerebrali altrui....ed ora correggi pure digito con un occhio chiuso e un solo neurone....ma è d'obbligo quando cazzeggio online!
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#33   20 Settembre 2007 - 00:29
 
Il mio Mito e Paolo Rafficoni :)

ciao, Manuela
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#34   20 Settembre 2007 - 13:58
 
Anche Buck è il mio mito, carissima Tagliente, assieme a tanti altri autorevoli. Però, quando si scrive a più mani, non c'è la pretesa assurda di scrivere come "i miti". Basterebbe provarci e comprendere come sia eventualemnete possibile dare un senso a qualcosa che non è nella testa di una unica persona. Chi ha dato un contributo, per questo modesto racconto, ha in sè la voglia e la passione di provarci. Tu, che a quanto pare ti nutri di letture vitaminiche, non hai da apportare qualcosa di fenomenale alla storia? Sai che il colpo d'ala, è quanto di più meritevole per uno scrittore che ha la naturale immodestia per ritenersi tale? Se c'è una cosa che non sopporto sono i critici incapaci di fare null'altro che critiche. Forse non hai mai fatto sport in vita tua. Allora capiresti che il gioco di squadra è importante, anche quando si perde. Il pubblico guarda. Ma non può credersi sportivo in quanto spettatore. Liala, cmq, anche se non mi disse mai niente da viva, la pubblicarono e i suoi eredi vivono di diritti d'autore. Tu cos'hai pubblicato? Mi piacerebbe leggerti. Un sorrisone:-)
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente argeniogiuliana

#35   20 Settembre 2007 - 16:37
 
Era incredibile. Impensabile. La vita sembrava tutto sommato così lineare, eppure un giorno, per caso, qualcosa cambiava. Qualcuno l'avrebbe chiamato scherzo del destino. Qualcun altro si sarebbe divertito a definirlo fato. Altri, magari, l'avrebbero definita coincidenza.

Eppure, quel giorno, il telefono era squillato. Dopo più di un mese di attesa. Greta era corsa a rispondere, con il cuore che gli batteva a mille ed un presentimento
gioioso. Aveva sentito che sarebbe successo qualcosa di importante. Aveva fatto un sogno, quella notte. Aveva sognato il ritorno di Enrico. Un ritorno che, stavolta, non era un breve appagamento dei sensi, un ritorno che non era effimera speranza, un ritorno vero. Greta non credeva nelle coincidenze e nemmeno nel destino, eppure sentiva che quello squillo, lì, non era
un comune squillo di telefono. Sentiva che sarebbe stato importante. In questo stato d'animo, alzò la cornetta
e rispose.

-"Pronto?"
Silenzio.
-"Pronto, chi parla?"
Di nuovo silenzio. Poi, d'improvviso, come dal nulla, una voce di donna.
-"Hallo, Madame Malvasi?"
Greta non capiva. Non capiva il francese. Non capiva chi fosse quella donna dall'accento francese. Non capiva perché la stesse chiamando.Non capiva, soprattutto, perché stesse cercando Madame Malvasi. Non capiva chi fosse,
Madame Malvasi. Poteva quella essere una semplice casualità? Poteva essere uno scherzo del destino? Oppure, con Madame Malvasi, si riferiva a lei? E se così era, perchè?
Greta nella sua vita aveva sempre tenuto gli occhi chiusi. Greta si era sempre rifiutata di vedere, di capire.
Greta non poteva, in quel momento, capire cosa stesse accadendo.
-"Non parlo bene l'italiano, pardonnez-moi. Lei non mi conosce, mi chiamo Claudine. Chiamo da Parigi."
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#36   20 Settembre 2007 - 16:44
 
Mi andava di provarci!Quel che ho scritto esce un po' dai binari. Claudine fa qualcosa che va contro il suo io. Fa qualcosa che neanche lei si sarebbe aspettata da se stessa. Fa qualcosa che è in contrasto con la descrizione della sua personalità. Io sono a favore dei colpi di scena :D
Ovviamente, Giuliana, vedi tu se utilizzarlo o meno :)
Comunque sta venendo benissimo!
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#37   20 Settembre 2007 - 23:54
 
bravi, state costruendo un bel racconto continuate e mettete un po di peperoncino...
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#38   20 Settembre 2007 - 23:57
 
@haion

e tu?

Manu
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#39   21 Settembre 2007 - 16:44
 
Ho visto questo blog e mi è subito piaciuta l'idea di fondo, che lo anima. Anch'io ho delle velleità letterarie e penso che prossimamente mi cimenterò nella stesura di qualche pezzo per questo blog. Buon lavoro! E se avete un pò di tempo, date un'occhiata all'incipit che ho postato.....thanks!
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#40   21 Settembre 2007 - 23:34
 
mi invitate? scrivo poesia... ci provo.
by Special
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#41   22 Settembre 2007 - 00:59
 
I sensi di colpa la facevano annegare in un mare di stupidi acquisti. Greta aveva la smania di recarsi nei negozi del centro e s'infilava nelle boutiques che esponevano in vetrina degli abitini di ultima moda. Passava lì, delle ore...Misurava i vestiti e chiedeva gli accessori da abinare. Le commesse impazzivano e sbuffavano oltre la tenda delle prove. Avevano capito che quella donna aveva l'insoddisfazione scritta nel viso. Ormai erano mesi che Enrico non la toccava neppure con un dito. Lei si confortava, pensando sempre la stessa cosa: "se mi ha sposato, il sentimento c'è. Si, certe volte mi trascura, ma in fondo, lui ha bisogno di me. Mi sono abituata alla routine della nostra vita coniugale."
Intanto, si facceva portare le novità da una giovane donna. Greta le disse: "metta tutto in conto passerò alla cassa ma adesso sieda qui vicino a me. Ho notato il suo bellissimo sorriso e mi vorrei confidare..
Sai.... per periodi piuttosto lunghi, mio marito resta lontano da casa, ed io mi sento sempre molto sola. Vorrei avere un'amica come te. Così sicura e carina. Io amo trascorrere i pomeriggi al cinema; potrei offrirti un biglietto. Ti prego, fammi compagnia, almeno una volta, non mi piace andare al cinema da sola. Poi potremo andare a casa mia e ti farei vedere la mia collezione di scarpe.. sai ne ho a migliaia. E' una vera passione, sono feticista in questo senso."
La ragazza apprezza la carezza che Greta le insinua sotto la camicetta, infilandole duecento euro nel reggiseno.
Con un leggero rossore sulle guance le risponde: a che ora?


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#42   22 Settembre 2007 - 01:03
 
grande Bhaky!

Manuela
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